Google ha scelto il momento più affollato dell’anno per mostrare quanto può spingersi avanti l’intelligenza artificiale nello shopping online. Con le nuove funzioni basate su Gemini, l’azienda ha infatti presentato un assistente che non si limita più a consigliare un prodotto o a compilare una lista desideri, ma accompagna l’utente lungo l’intero percorso d’acquisto.
Dalla ricerca iniziale alla comparazione, fino alla chiamata in negozio e, se necessario, all’acquisto automatico quando il prezzo scende sotto una certa soglia.
È un cambio di passo significativo. Nella modalità IA della Ricerca basta descrivere quello che si ha in mente per ottenere immagini acquistabili e confronti immediati, con disponibilità estratta in tempo reale dal gigantesco catalogo di Google. Nell’app Gemini, invece, l’esperienza diventa ancora più completa: l’IA suggerisce idee, propone alternative, costruisce liste personalizzate e indica dove trovare ogni prodotto.
La funzione più sorprendente è però “Let Google Call”, che negli Stati Uniti utilizza la tecnologia Duplex per telefonare ai negozi della zona, chiedere informazioni su prezzo e disponibilità e recapitare le risposte via messaggio.
A questo si aggiunge il checkout automatico che scatta quando un articolo raggiunge il prezzo desiderato, previa approvazione dell’utente.
Il confronto è inevitabile con OpenAI
Questo nuovo corso di Google arriva mentre OpenAI ha già alzato l’asticella del commercio conversazionale con ChatGPT.
La società di Sam Altman ha infatti introdotto l’Instant Checkout, che consente agli utenti statunitensi di completare un acquisto direttamente dalla chat, senza passare da un sito esterno. È un approccio più diretto e minimalista: la conversazione diventa interfaccia, l’assistente propone un prodotto e l’utente può comprarlo con un tocco.
Le differenze tra i due modelli riflettono la filosofia delle aziende. Google punta su un ecosistema di servizi in cui Ricerca, Duplex, Shopping Graph e pagamenti digitali lavorano in sincronia. OpenAI, invece, parte dalla chat come ambiente unico e autosufficiente in cui si svolge l’intera esperienza.
Google costruisce intorno all’utente un’infrastruttura che esplora il mondo reale, chiama i negozi, attiva l’automazione. OpenAI concentra tutto nella conversazione, rendendola la porta d’ingresso al commercio online.
Non è questione di chi sia avanti o indietro, ma di approcci diversi a un fenomeno emergente: l’IA non è più uno strumento che “supporta” lo shopping, ma un agente che lo esegue.
Il nuovo paradigma del commercio agentico
Dietro questa corsa si intravede qualcosa di più ampio: il passaggio dal commercio digitale tradizionale a quello “agentico”, in cui la responsabilità delle azioni non è più esclusivamente dell’utente, ma viene delegata a un sistema capace di agire in autonomia.
Si descrive quello che si cerca, si imposta un budget, e l’IA si occupa del resto. È un’evoluzione che potrebbe cambiare il modo in cui si scoprono i prodotti, come si valuta il prezzo e persino come i brand costruiscono la loro visibilità.
Se il primo filtro diventa un assistente artificiale, la competizione non avviene più sulle pagine di ricerca tradizionali, che siano quelle di Google o le schede prodotto di Amazon, ma direttamente all’interno delle scelte che l’algoritmo compie per noi.
Questa prospettiva porta con sé anche nuove domande. Quanto controllo resta realmente all’utente quando l’IA può acquistare a suo nome? Come si garantisce la trasparenza quando sono gli agenti digitali a scegliere per noi?
Il vantaggio è evidente (meno frizione, meno passaggi, meno perdite di tempo) ma il cambiamento culturale è profondo: passiamo da un modello in cui “cerchiamo” un prodotto a uno in cui lo riceviamo già selezionato e approvato da un assistente tascabile.
Gemini e lo shopping del futuro
Il periodo natalizio sarà solo il primo test, ma il punto vero è ciò che succederà subito dopo. L’automazione degli acquisti non resterà infatti un esperimento per smanettoni; al contrario, diverrà una funzione destinata al grande pubblico.
La crescita parallela di Google e OpenAI dimostra chiaramente che entrambe le piattaforme stanno trasformando l’esperienza digitale in qualcosa di molto più fluido, personale e capace di anticipare i desideri dell’utente.
Quando due colossi si muovono con questa velocità, significa che il settore è già entrato in una nuova fase. E a questo punto la domanda non è più se delegheremo parte delle nostre decisioni di shopping a un agente artificiale, ma quanto rapidamente accetteremo che quell’agente possa agire anche senza la nostra supervisione.
Fonte: Axios


