Google affronta la Commissione Europea davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, contestando la multa record di 4,3 miliardi di euro per violazione delle norme antitrust, inflitta sette anni fa.
La sanzione, ridotta in appello a 4,1 miliardi di euro, riguarda l’accusa di aver utilizzato il sistema operativo Android per eliminare la concorrenza.
Secondo l’azienda, la decisione dell’UE non solo è errata, ma punirebbe addirittura l’innovazione tecnologica.
L’avvocato di Google, Alfonso Lamadrid, durante l’udienza a Lussemburgo, ha dichiarato: “Google non contesta né sfugge alle sue responsabilità secondo la legge, ma la Commissione ha delle responsabilità quando conduce indagini, cerca di rimodellare i mercati e mette in discussione modelli di business pro-competitivi”.
Lamadrid ha poi accusato l’UE di aver commesso “numerosi errori di diritto” e di aver “punito l’azienda per i suoi meriti superiori, la sua attrattività e la sua innovazione”.
La disputa ruota attorno agli accordi imposti da Google ai produttori di smartphone, obbligati a pre-installare Google Search, Chrome e il Play Store sui dispositivi Android, escludendo sistemi concorrenti.
Per la Commissione Europea, tali pratiche hanno ostacolato la concorrenza. Lamadrid sostiene però il contrario: “Questi accordi e condizioni non hanno limitato la concorrenza, l’hanno favorita”.
La sentenza della Corte di Giustizia è attesa nei prossimi mesi e sarà definitiva, senza possibilità di appello.
Nel frattempo, il colosso di Mountain Viewresta sotto osservazione da parte dell’antitrust europeo anche per il suo lucroso business nell’ad tech, con una decisione su questo fronte attesa entro l’anno.


