Google condannata per monopolio: sentenza storica dell’antitrust USA

da | 5 Ago 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

In una sentenza dell’antitrust che non è esagerato definire storica, un giudice federale ha dichiarato che Google ha utilizzato pratiche illegali per mantenere il suo monopolio sui motori di ricerca. La decisione rappresenta una significativa vittoria per il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, impegnato da anni nel tentativo di limitare il potere dei colossi tecnologici della Silicon Valley.

Google, che gestisce circa il 90% delle ricerche su internet a livello globale, ha sfruttato la sua posizione dominante per eliminare i concorrenti, ha affermato il giudice distrettuale Amit P. Mehta in una sentenza attesa da tempo. “Google è un monopolista e ha agito come tale per mantenere il suo monopolio,” ha scritto Mehta nella sua decisione di 276 pagine.

Il giudice ha anche criticato Google per aver distrutto messaggi interni che avrebbero potuto essere rilevanti per il caso. Tuttavia, non ha imposto sanzioni per questo comportamento, ritenendo che non avrebbero influenzato la valutazione complessiva della responsabilità dell’azienda.

La sentenza ha confermato le accuse del Dipartimento di Giustizia e di 38 stati e territori, secondo cui Google ha pagato miliardi di dollari agli operatori di browser web e ai produttori di telefoni per essere il motore di ricerca predefinito, mantenendo così una posizione dominante nella pubblicità testuale sponsorizzata che accompagna i risultati delle ricerche.

Kent Walker, presidente degli affari globali di Alphabet, la società madre di Google, ha annunciato che l’azienda intende appellarsi alla sentenza. “Questa decisione riconosce che Google offre il miglior motore di ricerca, ma conclude che non dovremmo essere autorizzati a renderlo facilmente disponibile,” ha dichiarato in un comunicato.

Jonathan Kanter, capo dell’antitrust del Dipartimento di Giustizia, ha accolto con favore la sentenza, affermando che “apre la strada all’innovazione per le generazioni future e protegge l’accesso all’informazione per tutti gli americani”.

Kanter, la nemesi di Google (e non solo)

Il caso antitrust contro Google, risalente all’era Trump, è diventato una priorità assoluta per il Dipartimento di Giustizia sotto l’amministrazione Biden, che ha promesso un approccio aggressivo nel controllo delle aziende dominanti.

Alla guida di questa offensiva c’è Jonathan Kanter, un critico di lunga data di Google e della concentrazione di potere nelle mani di poche grandi aziende tecnologiche, del quale abbiamo parlato per la prima volta in questo articolo.

Kanter ha promosso la seconda vasta causa antitrust del Dipartimento di Giustizia contro Google, focalizzandosi questa volta sulla tecnologia pubblicitaria dell’azienda. Il processo, previsto per il 9 settembre in Virginia e senza giuria, accusa Google di avere un monopolio illegale sugli strumenti che alimentano il mercato della pubblicità digitale da 250 miliardi di dollari.

Secondo il Dipartimento di Giustizia, Google avrebbe distorto le aste per posizionare gli annunci sui siti web e bloccato i clienti nell’utilizzare prodotti concorrenti, accuse che l’azienda ha negato.

A marzo, Kanter ha inoltre accusato Apple di utilizzare tattiche illegali per vincolare i consumatori al suo ecosistema iPhone, affermazione che Apple ha respinto definendola legalmente e fattualmente errata.

Jonathan Kanter è a capo della divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia. Foto: Valerie Plesch/Bloomberg

Jonathan Kanter è a capo della divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia. Foto: Valerie Plesch/Bloomberg

Parallelamente, la Federal Trade Commission (FTC), che condivide con il Dipartimento di Giustizia l’autorità di applicazione delle leggi antitrust, sta cercando di annullare le acquisizioni di Instagram e WhatsApp da parte di Meta, sostenendo che la società ha tentato di impedire la concorrenza acquistando potenziali rivali. Meta ha negato queste accuse, affermando di affrontare una forte concorrenza e di non essere un monopolio.

Anche Amazon è nel mirino delle autorità. La FTC ha citato in giudizio il gigante della vendita al dettaglio l’anno scorso, accusandolo di esercitare un potere monopolistico che mantiene i prezzi artificialmente alti, un’accusa che Amazon ha negato.

L’offensiva del governo contro Google ha inevitabilmente suscitato paragoni con il celebre caso antitrust contro Microsoft del 1998, l’ultimo grande caso di monopolizzazione contro una delle principali aziende tecnologiche statunitensi. In quel caso, il Dipartimento di Giustizia vinse, portando a un accordo che impose numerosi cambiamenti nelle pratiche commerciali di Microsoft.

L’approccio deciso di Kanter dimostra l’intenzione del Dipartimento di Giustizia di affrontare in maniera rigorosa le problematiche legate alla concorrenza nel settore tecnologico, segnando un nuovo capitolo nella regolamentazione dei colossi di Silicon Valley.

Sempre che Trump, qualora vincesse le elezioni, non porti quella deregulation reclamata a gran voce da buona parte della Silicon Valley.

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