Il lento declino di Google

by | 30 Nov 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

Google, una volta sinonimo di innovazione e supremazia digitale, si trova ora a fronteggiare un intreccio di minacce che stanno minando il suo predominio nel settore della ricerca e della pubblicità online.

A scriverne è il Wall Street Journal, secondo cui la situazione attuale del colosso di Mountain View ricorda il Titanic poco prima dell’impatto: “navigando a gonfie vele, apparentemente inaffondabile ma sul punto di incontrare una forza della natura che potrebbe rendere il suo nome sinonimo di catastrofe”.

Il core business di Google sotto pressione

Cominciamo dalla minaccia più seria: il modello di business di Google, basato sulla ricerca e sulla pubblicità digitale, sta vacillando.

Uno dei pericoli più immediati per Google è rappresentato dalla migrazione degli utenti verso concorrenti diretti per la ricerca di informazioni e lo shopping online. Ne avevamo già parlato lo scorso aprile e si tratta di un trend che sta avendo pesanti ripercussioni sui budget pubblicitari. Per avere un’idea dei valori in gioco, nel 2023 Alphabet, la società madre di Google, ha registrato ricavi pubblicitari per 237,86 miliardi di dollari.

Ebbene, secondo le previsioni di eMarketer, entro il 2025 la quota di Google nel mercato statunitense della pubblicità legata alla ricerca scenderà per la prima volta sotto il 50%, un dato storico che evidenzia il cambiamento in atto.

Non a caso nelle sue difese giudiziarie contro le indagini dell’antitrust, Google non manca di ricordare questo scenario competitivo. La stessa azienda ha infatti dichiarato: “Le prove in tribunale dimostrano che ci troviamo di fronte a una concorrenza feroce da parte di un’ampia gamma di concorrenti”.

Un fattore chiave di questo cambiamento è la crescita di piattaforme come Amazon, sempre più utilizzate dagli utenti per avviare la ricerca di prodotti, e che stanno sottraendo miliardi di dollari in pubblicità a Google.

Parallelamente, TikTok, sebbene rappresenti meno del 4% delle entrate pubblicitarie digitali negli Stati Uniti, mostra un potenziale straordinario di crescita.

Un rapporto del Wall Street Journal ha rivelato che il 23% degli utenti di TikTok effettua una ricerca entro 30 secondi dall’apertura dell’app, contribuendo a un volume di ricerca globale che ha raggiunto i tre miliardi al giorno.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella crisi di Google

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale rappresenta poi una sfida epocale per il colosso di Mountain View.

Soluzioni come Perplexity o SearchGPT stanno cambiando il paradigma: non più “motori di ricerca” ma “motori di risposta”.

Questi strumenti offrono risposte immediate e integrate, spesso senza necessità di navigare nel web, minacciando il modello di business di Google basato sul traffico verso i siti partner.

E nonostante gli sforzi per innovare, come i riepiloghi AI integrati nei risultati di ricerca, Google sembra trovarsi in un circolo vizioso: le sue innovazioni per restare al passo con la concorrenza rischiano di accelerare il declino del traffico web, compromettendo l’intero ecosistema digitale che ha contribuito a costruire.

È la fine dell’editoria online?

Sebbene Google abbia registrato una robusta crescita dei ricavi nell’ultimo trimestre, il tasso di clic sugli annunci presenti nei risultati di ricerca è infatti diminuito dell’8% rispetto all’anno precedente, secondo i dati della piattaforma pubblicitaria Skai.

Le cause di questo calo non sono del tutto chiare, ma una spiegazione plausibile risiede negli stessi riepiloghi generati dall’intelligenza artificiale di Google, che riducono la necessità di cliccare sui link sponsorizzati o di scorrere fino agli annunci.

Uno studio realizzato a gennaio dalla società Authoritas, specializzata nell’ottimizzazione per i motori di ricerca, ha evidenziato come le risposte basate sull’AI di Google stiano già alterando le classifiche e il traffico verso i siti web esistenti.

Inoltre, un’analisi della società di vendita di annunci Raptive ha stimato che l’implementazione su vasta scala di questi strumenti potrebbe tradursi in una perdita di 2 miliardi di dollari nelle entrate degli editori.

Se ancora vi domandavate perché non abbiamo messo la pubblicità su TechTalking, ora avete la risposta: già al momento della concezione del sito avevamo capito che le fondamenta dell’editoria online stanno crollando,

E l’articolo su Arc Search, che trovate qui sotto e scritto non ieri ma quasi un anno fa, ne è la conferma.

Un futuro incerto tra concorrenza e antitrust

A complicare ulteriormente la situazione, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha avviato una causa antitrust contro Google. Tra le proposte, spiccano misure drastiche come impedire all’azienda di garantire accesso preferenziale al proprio motore di ricerca sui dispositivi Android e la possibile vendita del browser Chrome.

Sebbene ci vorranno anni per una risoluzione, queste iniziative potrebbero limitare significativamente la capacità di Google di mantenere la propria posizione dominante.

Nonostante quanto descritto, molti esperti ritengono che il declino di Google non sarà immediato. Come sottolinea David Yoffie, professore alla Harvard Business School, le abitudini degli utenti e l’inerzia comportamentale potrebbero garantire al gigante del web un margine di resistenza.

Il rischio che la storia di Google somigli sempre più a quella di Microsoft ai tempi dell’iPhone è però concreto. E le forze competitive e le innovazioni esterne potrebbero rivelarsi più dirompenti dei diktat dell’antitrust.

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