Gli USA chiedono all’Europa restrizioni tecnologiche contro la Cina

by | 28 Mar 2024 | Politica, Tech War

Tempo di lettura: 2 minuti

Che gli USA facciano di tutto per evitare che la Cina produca chip più avanzati, potenzialmente utilizzabili per rafforzare le sue capacità militari, è ormai cosa nota. Così come è nota la decisione della Cina di eliminare progressivamente dalle proprie infrastrutture i chip statunitensi e di proibire il sistema operativo Windows.

Per questa settimana credevamo che la pluriennale guerra tecnologica di Washington contro Pechino andasse in pausa, e invece ieri ha registrato un ulteriore inasprimento.

L’amministrazione Biden, che ha già imposto nuove restrizioni sulla spedizione di attrezzature avanzate americane per la produzione di chip verso le fabbriche cinesi, ieri ha deciso di chiedere agli alleati europei di impedire alle loro aziende nazionali di fornire assistenza ai clienti cinesi in merito alla fabbricazione di determinati chip.

Alan Estevez, responsabile dei controlli all’esportazione del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, ha infatti sottolineato l’importanza di non servire certe componenti chiave, proponendo di determinare insieme agli alleati quali servizi siano cruciali e quali no.

Finora gli USA hanno trovato sponda nel Giappone e nei Paesi Bassi, con questi ultimi che hanno appena accusato la Cina di cyberspionaggio. Il Primo Ministro olandese, Mark Rutte, in questi giorni in visita in Cina, ha infatti discusso un incidente attribuito allo stato cinese durante un incontro con Xi Jinping.

I servizi segreti olandesi hanno rivelato che lo scorso anno degli hacker sponsorizzati dallo stato cinese hanno ottenuto l’accesso a una rete militare nazionale. L’episodio è stato inquadrato come parte di un trend di spionaggio politico cinese contro i Paesi Bassi e i suoi alleati.

Si tratta del primo caso in cui l’Olanda accusa pubblicamente la Cina di cyberspionaggio, con Pechino che, come al solito, nega le accuse dichiarandosi contraria ad ogni forma di attacco cibernetico.

Le tensioni sono ulteriormente acuite da accuse e sanzioni imposte da funzionari statunitensi e britannici contro Pechino, in seguito ad una campagna di spionaggio cibernetico che avrebbe colpito milioni di persone, tra cui legislatori, accademici, giornalisti e imprese, come i contraenti della difesa.

La crescente allerta delle agenzie di intelligence occidentali sull’attività di hacking sostenuta dallo stato cinese si scontra con le recenti accuse da parte della Cina di operazioni di hackeraggio occidentali, segnando un aumento delle tensioni tra Pechino e le potenze occidentali su questioni legate al cyberspionaggio.

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