Zhipu AI e MiniMax sono diventate le prime startup al mondo specializzate in large language model a debuttare sui mercati pubblici. È un traguardo simbolico che le pone inaspettatamente in vantaggio rispetto alle rivali americane: OpenAI, sostenuta da Microsoft, e Anthropic, finanziata da Amazon, restano infatti ancora private nonostante valutazioni miliardarie.
Dietro le due società cinesi ci sono investitori di peso come fondi statali e colossi tech come Tencent e Alibaba, ma anche finanziatori meno scontati.
MiHoYo, lo studio dietro Genshin Impact, è stato tra i primi a scommettere su MiniMax. 37 Interactive Entertainment ha preso invece partecipazioni in Zhipu, Moonshot AI e Baichuan. Le quattro aziende sono ormai note come le “tigri dell’IA” cinese, e una parte rilevante del loro capitale arriva dall’industria dei videogiochi.
I soldi del gaming dietro l’IA
La scelta delle aziende videoludiche cinesi di investire nelle startup dell’IA risponde a una doppia logica: da un lato, la prospettiva di ritorni finanziari in un settore in espansione; dall’altro, l’accesso privilegiato a tecnologie che possono trasformare il modo in cui si producono i giochi.
MiHoYo utilizza i modelli di MiniMax nello sviluppo di Honkai: Star Rail dal 2023, impiegandoli per generare script, elementi narrativi e asset 3D. 37 Interactive ha integrato Kimi, il modello di Moonshot AI, nel proprio sistema di assistenza clienti, mentre il modello GLM di Zhipu viene utilizzato per co-creare trame di gioco.
Non si tratta di sperimentazioni isolate, quanto piuttosto di un’integrazione sistematica lungo tutta la filiera produttiva.
Un’industria in cerca di ossigeno
L’entusiasmo del gaming cinese per l’IA si spiega anche coi numeri di un settore sotto pressione. I costi di sviluppo dei titoli tripla-A continuano a crescere, mentre il potere d’acquisto dei consumatori si è indebolito.
A un prezzo standard di 70 dollari, i giochi per console di oggi costano circa un terzo in meno rispetto a vent’anni fa, se si tiene conto dell’inflazione. E i ricavi non tengono il passo con gli investimenti necessari per restare competitivi.
L’IA rappresenta allora, nelle parole di Noah Ramos di Alpine Macro, “il catalizzatore necessario per spingere l’industria videoludica oltre il suo recente periodo di crescita stagnante”. La promessa insomma è produrre giochi più grandi e complessi senza espandere proporzionalmente gli organici.
Ovvero, fare di più spendendo meno.
Tencent e NetEase accelerano
Anche i giganti del settore si muovono nella stessa direzione. NetEase ha stretto una partnership con Tripo AI per permettere ai giocatori di Eggy Party di creare ambienti virtuali personalizzati. Tencent ha integrato la tecnologia DeepSeek in Game for Peace, la versione cinese di PUBG Mobile, consentendo agli utenti di interagire con avatar alimentati dall’IA.
Secondo Daniel Ahmad di Niko Partners, le aziende cinesi stanno sfruttando l’intelligenza artificiale in ogni fase della produzione: dalle operazioni al marketing, dalla pubblicazione al coinvolgimento dei giocatori. “È principalmente visto come un modo per ridurre i costi di sviluppo, accelerare i tempi, velocizzare l’acquisizione di utenti e creare nuove esperienze”, spiega Ahmad.
Il divario con l’Occidente (non solo tecnologico)
Ahmad osserva che l’adozione dell’IA generativa nel gaming appare molto più avanzata in Cina e in Asia rispetto agli Stati Uniti e all’Europa, dove la tecnologia “è ancora abbastanza sperimentale”.
Ma il gap non è solo una questione di maturità tecnologica: in Occidente, l’IA generativa incontra resistenze culturali e pressioni che in Cina sembrano assenti. Steam, la principale piattaforma di distribuzione per PC, richiede agli sviluppatori di dichiarare quando i contenuti visibili ai giocatori sono generati dall’IA.
Larian Studios, lo studio che ha vinto decine di premi con Baldur’s Gate 3, ha invece dovuto fare marcia indietro sull’uso dell’IA per la concept art del suo prossimo gioco, Divinity, dopo una rivolta della community.
Il CEO Swen Vincke ha annunciato che lo studio “non utilizzerà strumenti di IA generativa durante lo sviluppo della concept art” e che i contratti con i doppiatori vietano esplicitamente l’addestramento di modelli vocali sulle loro performance. In Cina, al contrario, l’integrazione procede senza dibattito pubblico né contestazioni.
Due velocità, due culture industriali: e probabilmente, nel lungo periodo, due traiettorie competitive diverse.
Fonte: South China Morning Post


