Gemini 3 rimette Google al centro dell’IA

da | 23 Nov 2025 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

Nelle ultime settimane l’atmosfera dentro il Googleplex, il monumentale quartier generale di Mountain View, è cambiata.

Per mesi, gli ingegneri hanno sottoposto il loro nuovo modello, Gemini 3, a quelli che in gergo chiamano “vibe check”. Niente grafici, solo sensazioni. Gli chiedevano di raccontare una barzelletta, di risolvere un enigma matematico impossibile, o di scrivere in gujarati, una lingua indiana complessa e poco rappresentata nel web.

Tulsee Doshi, senior director del prodotto, racconta di aver provato proprio quest’ultimo test e di essere rimasta spiazzata dalla fluidità della risposta. “Li chiamo segni di vita”, ha detto.

“Le persone tornavano e dicevano: ‘Lo sento, penso che ci siamo’”. Quella sensazione di avere tra le mani qualcosa di vivo è ora confermata dai numeri: Gemini 3 ha superato ChatGPT e gli altri rivali nei test di settore più accreditati. Il gigante si è svegliato.

Oltre i dati: la riconquista della leadership

Non si tratta solo di orgoglio aziendale. Il lancio di Gemini 3 ha consegnato a Google una vittoria che mancava da quando ChatGPT, tre anni fa, aveva fatto tremare le fondamenta di Mountain View.

Aaron Levie, CEO di Box, ha avuto accesso al modello in anteprima e la sua reazione è stata di incredulità: “All’inizio abbiamo dovuto strizzare gli occhi e chiederci: ‘Ok, abbiamo sbagliato qualcosa nella valutazione?’ perché il salto era enorme”.

Invece era tutto vero. Grazie a una ristrutturazione interna voluta da Sundar Pichai e al ritorno operativo del co-fondatore Sergey Brin, l’azienda ha abbattuto i silos. Il risultato è un’AI che domina su logica e matematica, concedendo il podio solo in una nicchia specifica del coding al rivale Claude Sonnet 4.5 di Anthropic.

La crescita di Google ha convinto i mercati: le azioni di Alphabet sono salite di oltre il 50% quest’anno e più del 60% dall’estate, spingendo il valore di mercato oltre quello di Microsoft.

Nano Banana e il caso della “Confraternita Tech”

La vera testa di ponte di Gemini 3, però, si sta rivelando Nano Banana. Il debutto dello strumento di generazione immagini ha innescato una traiettoria verticale: gli utenti mensili di Gemini sono balzati dai 450 milioni di luglio ai 650 milioni attuali.

E ora, con il motore di Gemini 3 sotto il cofano, le capacità visive hanno raggiunto un livello di realismo che definire “fotografico” è riduttivo.

Un esempio del realismo dei deepfake realizzabili con Gemini 3. Per giunta, coi volti delle celebrità.

È la tecnologia che rende possibili immagini come quella che sta facendo il giro del web in queste ore: Musk, Zuckerberg, Pichai, Cook e gli altri titani del tech stipati in una squallida stanza da dormitorio universitario, tra cartoni di pizza e cavi in disordine.

Un falso perfetto, generato con una facilità disarmante. Questo “Nano Banana moment” ci sbatte in faccia il paradosso del nuovo modello: Google celebra l’accuratezza tecnica, ma la rete ci mostra quanto questa potenza possa piegare la percezione della realtà, trasformando una narrazione visiva impossibile in un’immagine dannatamente credibile.

Dalla ricerca all’esperienza cognitiva

La rivoluzione, però, potrebbe essere anche invisibile agli occhi ma tangibile nell’uso quotidiano. Robby Stein, vicepresidente del prodotto, ha capito la portata del cambiamento quando ha chiesto al modello di spiegare la portanza di un aereo a sua figlia di sette anni.

Gemini 3 non ha sputato fuori un testo da Wikipedia. Ha generato una simulazione interattiva: un’ala, delle correnti d’aria visibili e uno slider per muovere l’ala e vedere l’aereo alzarsi.

“Mi sono detto: ‘Wow, questo è davvero capace di presentare le informazioni nel modo migliore'”, ha dichiarato Stein al Wall Street Journal. È questo il “click” che Google cercava: trasformare la ricerca da un elenco di link blu a un’esperienza cognitiva dinamica.

Il fantasma di diventare “vittime dell’AI”, evocato dall’avvento di OpenAI, sembra ormai definitivamente scongiurato.

Fonte: Wall Street Journal

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