Nell’intervista rilasciata al New York Times in occasione del 25esimo anniversario della sua fondazione, Bill Gates non ha usato mezzi termini.
E l’annuncio della chiusura definitiva della Gates Foundation entro il 2045 è passato quasi in secondo piano rispetto a un’accusa ben più pesante: Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, sarebbe “coinvolto nella morte dei bambini più poveri del mondo”.
Un’affermazione tanto dura quanto inedita, che arriva in un contesto geopolitico segnato da tagli drastici agli aiuti umanitari statunitensi e da un progressivo disimpegno globale sul fronte della cooperazione.
Gates, pur mantenendo il suo ottimismo di fondo, sembra oggi più disilluso: “Pensavo a un taglio del 20 percento, invece è dell’80. Nessuno se lo aspettava. Nemmeno io.”
Gates: “USAID nel tritacarne”
Gates ha accusato direttamente Musk, oggi a capo dell’Office of Government Efficiency (DOGE), creato da Donald Trump nel suo secondo mandato, di aver “messo nel tritacarne” il bilancio dell’USAID, agenzia che si occupa di fornire assistenza estera e sanitaria.
Il tono, pungente e amaro, si è caricato di sarcasmo: “L’ha fatto perché non è andato a una festa quel fine settimana”.
L’ex CEO di Microsoft ha poi ricordato quanto queste scelte abbiano un impatto concreto: “Laddove le morti infantili avrebbero potuto scendere da cinque a quattro milioni all’anno, ora rischiamo di salire a sei milioni. Un milione in più di bambini che muoiono ogni anno”.
E a chi gli chiede se sia rimasto sorpreso da certe scelte, Gates risponde senza mezzi termini: “Sì, sono rimasto sorpreso. È criminale non eliminare la tubercolosi. È criminale non fermare l’HIV. È criminale non sradicare la malaria”.
Il miraggio del Giving Pledge e la ricchezza inerte
Nel corso dell’intervista, il giornalista David Wallace-Wells ha fatto notare che Musk è ancora ufficialmente iscritto al Giving Pledge, l’impegno morale con cui i più ricchi del mondo promettono di devolvere almeno metà del proprio patrimonio in beneficenza.
Ma Gates non si è fatto illusioni: “Il Giving Pledge ha questo lato curioso: puoi aspettare fino alla morte per rispettarlo. Quindi, chissà? Forse un giorno sarà un grande filantropo. Ma nel frattempo, il fatto è che l’uomo più ricco del mondo è coinvolto nella morte dei bambini più poveri del mondo”.
Un’accusa che, pronunciata da una figura simbolo della filantropia globale, risuona come un atto d’accusa contro l’attuale stagione culturale americana.
Una fondazione che chiude, un’eredità da salvare
La Gates Foundation, fondata nel 2000 da Bill e Melinda Gates, ha investito oltre 100 miliardi di dollari in progetti di salute globale, contribuendo — secondo le stime — a salvare decine di milioni di vite.
Ora, Gates ha annunciato che nei prossimi vent’anni donerà il resto del suo patrimonio personale (oltre il 99%) e che la fondazione chiuderà i battenti il 31 dicembre 2045.
Non si tratta di un passo indietro, sostiene Gates, ma della fine programmata di un ciclo: “Abbiamo costruito gli strumenti, li abbiamo resi accessibili, e li abbiamo portati nei luoghi che ne avevano bisogno. Ora dobbiamo solo assicurarci che non vadano perduti”.


