Il garante irlandese per la privacy indaga su Grok

by | 12 Apr 2025 | IA, Legal

Tempo di lettura: 2 minuti

Il nuovo capitolo dello scontro tra Elon Musk e le autorità europee prende forma a Dublino, dove il garante irlandese per la protezione dei dati ha avviato un’indagine su Grok, il chatbot di intelligenza artificiale sviluppato dalla startup xAI.

Al centro dell’inchiesta c’è il sospetto che il modello sia stato addestrato in violazione del regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR), utilizzando i contenuti pubblicati dagli utenti europei sulla piattaforma X.

Secondo quanto riferito dalla Data Protection Commission, “l’obiettivo dell’indagine è stabilire se questi dati personali siano stati trattati in maniera lecita per addestrare i modelli linguistici Grok”.

L’indagine potrebbe avere conseguenze rilevanti, sia per il destino nel nostro continente del progetto di intelligenza artificiale di Musk, sia per i rapporti sempre più tesi tra il miliardario americano e i regolatori del vecchio continente.

I precedenti di Grok (e di Musk)

Non è la prima volta che le autorità europee puntano l’attenzione sull’utilizzo dei dati personali da parte di Musk.

Già nel 2023, a seguito di pressioni regolatorie, X aveva accettato di sospendere l’uso delle informazioni dei cittadini dell’Unione Europea per l’addestramento dell’intelligenza artificiale Grok.

La nuova inchiesta suggerisce però che i dubbi sulla gestione dei dati non siano stati del tutto fugati.

Il contesto è reso ancora più teso dalle dichiarazioni pubbliche di Musk, che ha più volte attaccato le regole europee sull’informazione online, in particolare il Digital Services Act, definito un ostacolo alla libertà di espressione.

L’atto, pensato per contrastare l’odio e la disinformazione in rete, è stato più volte al centro delle sue critiche.

Sul piano economico, l’interesse di Musk per l’integrazione tra social network e intelligenza artificiale si è concretizzato lo scorso mese, quando xAI ha acquisito la piattaforma X.

L’operazione ha portato a una doppia valutazione: 80 miliardi di dollari per la giovane startup di intelligenza artificiale, e 33 miliardi per l’ex Twitter, segno di un chiaro sbilanciamento di valore percepito verso il futuro dell’IA.

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