Ieri Ryan Cohen, CEO di GameStop e figura di culto tra i piccoli investitori di Wall Street, ha inviato una lettera al consiglio di amministrazione di eBay. Il contenuto? Un’offerta da 56 miliardi di dollari per acquisire l’intero marketplace statunitense, a 125 dollari per azione in una formula 50-50 tra contanti e azioni, con un premio del 20% rispetto alla chiusura di venerdì.
A firmare l’offerta è GameStop, l’azienda-simbolo della rivolta dei piccoli investitori del 2021, rivenditore di videogiochi con oggi circa 1.600 punti vendita negli Stati Uniti e una capitalizzazione di mercato di circa 12 miliardi di dollari. eBay ne vale circa 46, quattro volte di più.
Cohen ha anticipato anche che in caso di rifiuto è pronto a portare l’offerta direttamente agli azionisti, aggirando il consiglio con una proxy fight, ovvero la battaglia per deleghe con cui un acquirente cerca di convincere i soci a votare contro la volontà dei propri amministratori. Una minaccia esplicita messa nero su bianco, insomma.
Un’operazione senza precedenti
Operazioni di questo tipo, ossia che vedono un’azienda che punta a comprarne un’altra quasi quattro volte più grande, sono rare nei libri di storia della finanza. Si reggono di solito su una combinazione di liquidità propria, debito massiccio e scommessa sugli utili futuri della società combinata.
Cohen ha già messo in piedi la struttura: GameStop dispone di 9,4 miliardi di dollari in liquidità, a cui si aggiunge una lettera di impegno da circa 20 miliardi in debito firmata da TD Securities, sussidiaria di TD Bank. La parte restante verrebbe coperta da finanziamenti azionari e di debito di terzi.
Ma non è tutto: secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Cohen starebbe valutando di coinvolgere fondi sovrani mediorientali come investitori esterni.
È un dettaglio non secondario: i grandi fondi del Golfo sono da tempo diventati protagonisti silenziosi delle operazioni di M&A più ambiziose a livello globale, e il loro eventuale ingresso in questa partita segnalerebbe che l’operazione ha una credibilità finanziaria reale, non solo mediatica.
GameStop ha già costruito una partecipazione del 5% in eBay tramite azioni e derivati, un posizionamento che fa capire che l’offerta non è improvvisata ma una mossa preparata da tempo.
La tesi industriale di Cohen
La logica che Cohen presenta al consiglio di eBay è industriale. I 1.600 negozi fisici di GameStop diventerebbero, nell’architettura dell’accordo, una rete nazionale per l’autenticazione dei prodotti, la raccolta degli articoli, la distribuzione e il commercio dal vivo. eBay otterrebbe così una presenza fisica che non ha mai avuto; GameStop otterrebbe una piattaforma digitale globale su cui appoggiare il proprio patrimonio logistico.
Cohen stima tagli per 2 miliardi di dollari ai costi annualizzati di eBay entro dodici mesi dalla chiusura dell’operazione. L’obiettivo dichiarato è trasformare eBay in “qualcosa che valga centinaia di miliardi di dollari”. Anzi, nelle sue parole, “un vero concorrente di Amazon”.
eBay ha storicamente perso terreno rispetto ad Amazon sulla grande distribuzione generalista ma mantiene posizioni solide in nicchie specifiche: collezionismo, ricambi auto, aste in streaming. Sono esattamente queste nicchie che eBay stessa ha indicato come motori di crescita nelle previsioni per il secondo trimestre, superiori alle attese di Wall Street.
GameStop e le sue ambiguità
C’è però un rovescio della medaglia che la lettera di Cohen non nomina. GameStop ha chiuso il quarto trimestre con un calo dei ricavi del 14%.
L’industria dei videogiochi ha completato da tempo la transizione al digitale e i negozi fisici del rivenditore texano continuano a perdere rilevanza. Ciò avviene nonostante i tagli ai costi che Cohen ha imposto sin dal suo arrivo nel consiglio nel gennaio 2021, riportando l’azienda a un utile operativo. La redditività è stata recuperata comprimendo la struttura, non espandendo i ricavi.
Cohen è il “re dei meme”, così lo chiamano i piccoli investitori che lo seguono sui social media dal 2021, quando GameStop divenne il simbolo della rivolta contro gli hedge fund che scommettevano al ribasso sul titolo.
Quella fama gli ha costruito un capitale reputazionale enorme, capace di muovere mercati con un tweet. Ma una reputazione non basta a finanziare 56 miliardi di dollari.
La domanda che il mercato si pone è se dietro questa offerta ci sia una visione industriale genuina o l’ennesima operazione costruita sul potere mediatico di Cohen, con eBay come palcoscenico e gli azionisti come pubblico.
eBay al momento ha scelto il silenzio, che in questi casi è già una risposta. Il consiglio di amministrazione ha ora davanti a sé un’offerta non sollecitata da parte di un’azienda più piccola, con un CEO che ha già dichiarato di voler scavalcare il board se necessario e che nel frattempo detiene già il 5% del capitale. La partita è aperta.
Fonte: Wall Street Journal


