Gabe Newell sfida Musk: in arrivo i chip cerebrali di Starfish

by | 25 Mag 2025 | Tecnologia

Foto: Valve / GDC
Tempo di lettura: 3 minuti

Gabe Newell, il visionario cofondatore di Valve, la società che ha dato vita a titoli come Half-Life, DOTA 2 e Counter-Strike, oltre alla piattaforma di distribuzione Steam, non ha mai nascosto il suo interesse per le connessioni tra cervello umano e computer.

Oltre dieci anni fa, Valve aveva già iniziato a sperimentare nel campo delle neuroscienze, coinvolgendo psicologi per analizzare le reazioni fisiologiche dei giocatori durante le sessioni di gaming. Tra le idee esplorate all’epoca, anche quella di utilizzare sensori applicati ai lobi delle orecchie nel primo visore VR dell’azienda.

Nel 2019, durante la Game Developers Conference, Valve aveva presentato pubblicamente la sua visione su come le interfacce cervello-computer potessero rivoluzionare l’esperienza videoludica. Ma per Newell non era abbastanza: quello stesso anno ha fondato una nuova startup chiamata Starfish Neuroscience, con l’obiettivo di trasformare quella visione in realtà concreta.

Starfish: chip meno invasivi, senza batteria e più efficienti

Dopo anni di lavoro in silenzio, Starfish ha annunciato che il primo prototipo del suo chip cerebrale sarà pronto entro la fine del 2025. Si tratta di un modulo progettato per registrare l’attività elettrica del cervello e stimolare specifiche aree cerebrali, con possibili applicazioni sia terapeutiche (per esempio contro il Parkinson) sia interattive, come nel caso dell’interfacciamento con computer o dispositivi.

A differenza di Neuralink, l’azienda fondata da Elon Musk, il chip di Starfish punta tutto sulla miniaturizzazione e sull’efficienza energetica.

Consuma solo 1,1 milliwatt durante le normali operazioni di registrazione, abbastanza poco da poter essere alimentato in modalità completamente wireless, senza bisogno di una batteria impiantata nel cranio. Il chip integra 32 elettrodi, con 16 canali attivi simultaneamente per la registrazione dei segnali neurali, e consente anche la stimolazione con impulsi bifasici.

Per confronto, il chip N1 di Neuralink, impiantato in tre pazienti umani, è dotato di 1.024 elettrodi e consuma circa 6 milliwatt. Di conseguenza, ha bisogno di una batteria interna da ricaricare periodicamente e comporta un impianto più voluminoso e complesso.

Va ricordato che il primo paziente di Neuralink ha avuto problemi con alcuni dei fili impiantati, che si sono parzialmente staccati, anche se il dispositivo sta continuando a funzionare.

Più regioni cerebrali, meno invasivo

L’approccio di Starfish non mira solo a essere più piccolo ed efficiente, ma anche più flessibile. L’idea è quella di realizzare impianti multipli, ciascuno connesso a una regione diversa del cervello, per poter monitorare e modulare contemporaneamente più circuiti neuronali.

Questo aspetto potrebbe rivelarsi cruciale nella lotta contro malattie neurologiche complesse, come spiega il neuroingegnere dell’azienda Nate Cermak: “Ci sono crescenti evidenze che un numero sempre maggiore di disturbi neurologici coinvolga disfunzioni a livello di circuito, in cui le interazioni tra aree cerebrali risultano deregolate”.

La visione di Newell, dunque, prende una direzione diversa rispetto a quella di Musk: non un unico chip potente e complesso ma una rete distribuita di microimpianti, ciascuno mirato e adattabile.

Calore contro i tumori e stimolazione TMS guidata da robot

Oltre allo sviluppo dei chip cerebrali, Starfish sta lavorando a due altri progetti ambiziosi: un dispositivo di ipertermia di precisione, in grado di colpire i tumori cerebrali con calore mirato, e un sistema di stimolazione magnetica transcranica (TMS) guidato da robot e basato sulla lettura dell’attività cerebrale.

Quest’ultimo potrebbe trovare applicazione nel trattamento di disturbi come la depressione e il disturbo bipolare, offrendo un’alternativa meno invasiva rispetto agli impianti chirurgici.

Resta da vedere se e come questi sviluppi torneranno utili al mondo del gaming ma la traiettoria è chiara: Gabe Newell sta costruendo un ponte tra neuroscienze e tecnologia interattiva. E il seme piantato alla GDC 2019 sta iniziando a dare i suoi frutti.

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