Apple News, l’app di lettura notizie preinstallata su ogni iPhone, è finita nel mirino della Federal Trade Commission.
Il presidente Andrew Ferguson ha infatti inviato una lettera al CEO Tim Cook esprimendo preoccupazione per “segnalazioni secondo cui Apple News avrebbe sistematicamente promosso articoli da testate di sinistra e soppresso articoli da pubblicazioni più conservative”.
Pur precisando che “la FTC non è la polizia della parola”, Ferguson ha avvertito che il produttore di iPhone potrebbe violare le leggi contro le pratiche commerciali ingannevoli se la scelta degli articoli risultasse incoerente con i termini di servizio o con “le ragionevoli aspettative dei consumatori”.
La lettera non minaccia formalmente indagini o azioni legali ma esercita una pressione esplicita affinché Apple modifichi i criteri editoriali della sua app, che aggrega contenuti da centinaia di pubblicazioni diverse.
Il ‘jawboning’ e i suoi rischi costituzionali
La pressione esercitata dalla FTC rientra in una pratica nota come “jawboning”: l’uso di dichiarazioni pubbliche e avvertimenti informali da parte di autorità di regolamentazione per influenzare le scelte di aziende private senza ricorrere a procedimenti formali. Il problema è che questa tattica può entrare in rotta di collisione con il Primo Emendamento quando tocca decisioni editoriali.
Alex Abdo, direttore del contenzioso presso il Knight First Amendment Institute della Columbia University, ha definito la lettera ai microfoni del Washington Post come parte di una “campagna di jawboning concertata” dell’amministrazione per indurre le piattaforme online a smettere di moderare i punti di vista conservatori.
“La FTC non ha potere costituzionale di dire alle piattaforme come moderare le loro offerte di notizie”, ha sottolineato Abdo, aggiungendo però che un’azienda come Apple potrebbe scegliere di conformarsi al messaggio implicito per paura di ritorsioni.
Il rischio è che il timore di conseguenze regolamentari produca effetti censori anche in assenza di azioni legali concrete.
Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, le sue nomine a capo di FTC e Federal Communications Commission hanno pubblicamente fatto pressioni su numerose testate mediatiche, aziende tecnologiche e organizzazioni non profit sulle loro scelte editoriali.
Il presidente della FCC, Brendan Carr, ha postato su X che l’avvertimento di Ferguson ad Apple era “assolutamente corretto”, sostenendo che l’azienda “non ha il diritto di sopprimere punti di vista conservatori in violazione del FTC Act”.
Un coordinamento tra agenzie che rafforza l’impressione di una strategia complessiva dell’amministrazione.
FTC Chairman Ferguson is exactly right. 🎯
Apple has no right to suppress conservative viewpoints in violation of the FTC Act. https://t.co/6eHtm2CvIk
— Brendan Carr (@BrendanCarrFCC) February 11, 2026
Il report che ha innescato l’intervento
La lettera di Ferguson si basa su un rapporto del Media Research Center, organizzazione non profit conservatrice di monitoraggio dei media, che ha esaminato i primi 620 articoli in evidenza su Apple News durante gennaio. Secondo lo studio, nessuno di questi proveniva da una testata di destra.
Per classificare le pubblicazioni, il report ha utilizzato le valutazioni di AllSides, un’azienda che assegna rating di orientamento politico ai media. Martedì il presidente Trump aveva condiviso su Truth Social un articolo del New York Post che riprendeva proprio questo rapporto del Media Research Center.
David Bozell, presidente dell’organizzazione, ha difeso l’intervento della FTC sostenendo che l’agenzia “ha tutto il diritto di esaminare le piattaforme tecnologiche dominanti quando ci sono prove credibili di discriminazione sistematica che influenza la concorrenza e l’accesso dei consumatori all’informazione”.
Secondo Bozell, le piattaforme che funzionano come punti di accesso primari alle notizie per milioni di americani non dovrebbero “silenziosamente inclinare il campo da gioco presentandosi come aggregatori ampi e rappresentativi”.
Da alleata a bersaglio: la rottura tra Apple e Trump
La lettera della FTC segna un momento di tensione inedito tra Apple e l’amministrazione Trump, rompendo un pattern di relazioni cordiali che aveva a lungo protetto Cupertino dalle critiche rivolte ad altre Big Tech.
Ad agosto Cook aveva presentato a Trump una targa su base placcata oro durante una conferenza stampa in cui il presidente annunciava nuovi investimenti di Apple in posti di lavoro e fornitori americani. Ma nelle ultime settimane qualcosa si è incrinato.
Apple ha sponsorizzato lo show dell’intervallo del Super Bowl dell’artista portoricano Bad Bunny, che Trump ha criticato come “un’offesa alla grandezza dell’America”. E ora l’azienda si trova coinvolta nella campagna aggressiva dell’amministrazione per rimodellare la copertura delle testate percepite come pregiudizialmente contrarie al presidente.
Apple non ha risposto alle richieste di commento, mentre un portavoce della FTC si è rifiutato di andare oltre la lettera di Ferguson.
L’antitrust americano e i precedenti
L’intervento della FTC su Apple News solleva un paradosso evidente. Douglas Farrar, ex funzionario dell’agenzia sotto la presidenza Biden, ha criticato la lettera come frivola e uno spreco di risorse: “È un tentativo di censura in violazione del Primo Emendamento mascherato da durezza contro le Big Tech. Questo non fa niente per affrontare il potere monopolistico di Apple e la capacità di usarlo per mantenere alti i prezzi per i consumatori americani”.
Mentre la FTC si concentra su presunte discriminazioni editoriali, le questioni antitrust concrete, dal controllo sull’App Store alle commissioni imposte agli sviluppatori, restano sullo sfondo.
Gli sforzi delle agenzie trumpiane per influenzare i media hanno finora prodotto risultati contrastanti. CBS News ha accettato di assumere un “garante” donatore di Trump prima dell’approvazione da parte della FCC di una fusione da 8 miliardi di dollari tra Skydance e Paramount.
ABC ha messo in pausa lo show in tarda serata del comico Jimmy Kimmel a settembre per commenti sull’attivista conservatore ucciso Charlie Kirk, che hanno innescato critiche dagli alleati di Trump e un post su X del presidente FCC Carr letto da molti come velata minaccia contro Disney, società madre della rete. Lo show è stato ripristinato una settimana dopo.
Ad agosto un giudice federale ha ordinato l’interruzione dell’indagine della FTC su Media Matters, organizzazione non profit liberale di monitoraggio dei media, ritenendo che violasse probabilmente i diritti del Primo Emendamento.
La settimana scorsa NewsGuard, azienda che valuta la credibilità dei siti di notizie online, ha intentato causa sostenendo che la FTC sta cercando di metterla fuori mercato per disaccordo sulle sue valutazioni.
Un quadro, questo, che mostra come la strategia di pressione dell’amministrazione si muova in un campo minato di vincoli costituzionali, con esiti tutt’altro che scontati.
Fonte: The Washington Post


