L’Europa ha deciso di accelerare sull’intelligenza artificiale. La Commissione ha infatti presentato il piano Apply AI, un programma da 1 miliardo di euro che mira a diffondere su larga scala l’uso dell’IA nei settori strategici dell’economia europea.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, garantendo al continente una sovranità digitale che non sia solo regolatoria ma anche industriale.
Il piano rappresenta la prima vera applicazione pratica della visione di Ursula von der Leyen, che da tempo invoca un’Europa “capace di costruire il proprio futuro tecnologico”.
“Voglio che il futuro dell’intelligenza artificiale sia costruito in Europa”, ha dichiarato la presidente della Commissione, sottolineando come “l’adozione dell’IA debba essere diffusa” e come l’Unione sia pronta a “promuovere una mentalità AI first in tutti i settori chiave, dalla robotica alla sanità, dall’energia all’automotive”.
Dieci settori per l’IA europea
Il piano Apply AI individua dieci aree prioritarie: sanità, industria farmaceutica, energia, mobilità, manifattura, costruzioni, agroalimentare, difesa, comunicazioni e cultura.
In ciascuno di questi ambiti, Bruxelles vuole accelerare l’integrazione di sistemi intelligenti, automatizzare processi, ridurre sprechi e rendere le imprese europee più competitive.
Tra le misure previste ci sono, ad esempio, una rete di centri avanzati di analisi medica basati su IA, destinata a migliorare la diagnosi precoce e la ricerca clinica, e progetti di IA autonoma per la produzione industriale e la gestione climatica.
L’intenzione è quella di creare una massa critica di applicazioni concrete che spinga l’intero sistema economico europeo verso una maggiore efficienza digitale.
Un ponte tra startup e ricerca
Il nuovo piano segue un’azione lanciata lo scorso aprile dalla Commissione per alleggerire il carico regolatorio e i costi a carico delle startup che cercano di rispettare le nuove norme sull’intelligenza artificiale, entrate in vigore nell’agosto 2024.
Con Apply AI, l’esecutivo europeo vuole ora passare dalla fase normativa a quella operativa, stimolando la crescita di un ecosistema industriale più agile e competitivo.
Il miliardo di euro sarà finanziato attraverso i programmi di ricerca e innovazione europei Horizon Europe e Digital Europe ma la Commissione conta anche sul contributo dei governi nazionali e del settore privato, che potranno cofinanziare i progetti con fondi equivalenti.
È una scommessa sulla capacità dell’Europa di unire le risorse pubbliche e private intorno a una strategia comune per l’intelligenza artificiale, puntando su ricerca, formazione e applicazioni pratiche.
USA contro Europa: il confronto sugli investimenti
Mentre Bruxelles mette sul tavolo un miliardo di euro, gli Stati Uniti viaggiano su un ordine di grandezza completamente diverso. Il governo federale ha appena approvato un piano da oltre 1 miliardo di dollari per finanziare l’adozione dell’IA nelle agenzie pubbliche, ma il vero salto di scala arriva dalle iniziative pubblico-private promosse dall’amministrazione Trump.
Il progetto Stargate, ad esempio, punta a mobilitare fino a 500 miliardi di dollari in infrastrutture per data center, energia e calcolo ad alte prestazioni, grazie a partnership tra OpenAI, SoftBank e Oracle. A questo si aggiungono i 100 milioni di dollari stanziati dalla National Science Foundation per nuovi centri di ricerca in IA e i circa 3 miliardi di dollari annui del bilancio federale dedicati allo sviluppo e all’integrazione di soluzioni intelligenti nel settore pubblico e militare.
Ma sono le Big Tech a dettare davvero il ritmo della corsa. Microsoft, da sola, ha annunciato 80 miliardi di dollari di investimenti nel solo anno fiscale 2025 per potenziare i suoi data center dedicati all’intelligenza artificiale. Google prevede di spendere 85 miliardi di dollari nello stesso periodo per infrastrutture cloud e AI, mentre Meta ha in programma investimenti fino a 600 miliardi di dollari entro il 2028 per costruire la propria rete di data center e modelli fondazionali.
Di fronte a questi numeri, il miliardo europeo appare quasi simbolico: un segnale politico importante, certo, ma lontano dalla scala industriale e finanziaria su cui si sta muovendo l’America.


