L’Europa cerca la sua intelligenza artificiale “sovrana”

by | 16 Giu 2025 | IA

Tempo di lettura: 2 minuti

Da oltre un anno, Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, va predicando in giro per il mondo un concetto che inizialmente sembrava più una strategia di marketing che una visione geopolitica: l’intelligenza artificiale “sovrana”.

L’idea di fondo è semplice quanto ambiziosa: ogni nazione dovrebbe sviluppare e possedere la propria IA, calibrata sulla propria lingua, cultura e storia, anziché dipendere dalle soluzioni americane.

Oggi, questa visione sta trovando terreno fertile proprio in Europa, dove i leader politici stanno iniziando a rendersi conto di quanto il continente sia pericolosamente dipendente da una manciata di colossi tecnologici statunitensi.

La recente tournée europea di Huang – che ha toccato Londra, Parigi e Berlino – ha messo in luce questa fragilità infrastrutturale e ha catalizzato una serie di annunci e partnership che potrebbero ridisegnare il panorama tecnologico europeo.

Eppur si muove

Secondo Reuters le reazioni dei governi europei sono state immediate e concrete. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha stanziato oltre un miliardo di sterline per potenziare la capacità di calcolo del Regno Unito, dichiarando che il paese vuole essere “un creatore di IA, non un consumatore passivo”.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito la costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale “la nostra battaglia per la sovranità”, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha invocato l’indipendenza digitale dopo che Nvidia ha annunciato piani per una piattaforma cloud in Germania in partnership con Deutsche Telekom.

La situazione attuale dell’Europa nel settore dell’IA è infatti preoccupante. L’infrastruttura cloud del continente è dominata da Microsoft, Amazon e Google, mentre le aziende europee di intelligenza artificiale sono poche e relativamente piccole.

Mistral, una delle rare eccellenze europee nel settore, rappresenta un esempio di come l’Europa stia tentando di colmare questo divario. L’azienda francese, guidata dal trentunenne Arthur Mensch, ha raccolto poco più di un miliardo di dollari ed è ora partner di Nvidia per costruire un centro dati che utilizzerà 18.000 dei più avanzati chip di intelligenza artificiale nella prima fase.

L’Unione Europea ha risposto a questa sfida annunciando a febbraio piani per quattro “gigafactory dell’IA” del valore di 20 miliardi di dollari, destinate a ridurre la dipendenza dalle aziende statunitensi. Huang stesso ha assicurato alla Commissione Europea che allocherà parte della produzione di chip in Europa per queste strutture.

Tuttavia, la strada verso l’indipendenza digitale europea è costellata di ostacoli significativi. I costi energetici elevati e la crescente domanda di elettricità rappresentano una sfida considerevole. I centri dati attualmente consumano il 3% dell’elettricità dell’UE, ma questa percentuale è destinata a crescere rapidamente a causa dell’intelligenza artificiale. Pascal Brier, responsabile dell’innovazione di Capgemini, sottolinea una realtà scomoda: mentre i giganti americani spendono tra i 10 e i 15 miliardi di dollari ogni trimestre per le loro infrastrutture, chi in Europa può permettersi cifre simili?

Il pragmatismo dell’Europa

Nonostante queste limitazioni, l’approccio europeo sembra pragmatico. Aziende come Mistral stanno sviluppando modelli di IA che vengono utilizzati dalle imprese europee, spesso in combinazione con soluzioni di altre aziende come OpenAI, Anthropic e Meta.

Questa strategia di coesistenza competitiva potrebbe rappresentare la chiave per il successo europeo nel settore dell’intelligenza artificiale. Piuttosto che tentare di replicare completamente l’ecosistema americano, l’Europa sta cercando di costruire alternative locali che possano integrarsi con le soluzioni globali esistenti, mantenendo al contempo un controllo maggiore sui dati e sulle tecnologie critiche.

La partita è appena iniziata, ma i segnali indicano che l’Europa è determinata a non rimanere un semplice consumatore passivo nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale. La sfida sarà trasformare questa determinazione politica in una realtà tecnologica ed economica sostenibile.

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