L’ultimo viaggio dell’ERS-2 ripropone la questione della caduta dei satelliti

da | 9 Feb 2024 | Aerospace

Tempo di lettura: 2 minuti

“Durante i suoi 16 anni di vita lavorativa, il secondo satellite European Remote Sensing, ERS-2, ha regalato una mole di informazioni che hanno rivoluzionato la prospettiva del nostro pianeta e la comprensione del cambiamento climatico. Oltre a lasciare in eredità una notevole quantità di dati che continuano ancora oggi a far avanzare la scienza, questa straordinaria missione ha preparato il terreno per molti dei satelliti di oggi e posizionato in prima linea l’ESA nell’osservazione della Terra. Nel 2011, l’ESA ha ritirato ERS-2 e ha iniziato il processo di deorbitazione – ed ora è il momento per questo pionieristico satellite di rientrare naturalmente nell’atmosfera e iniziare a disintegrarsi”.

C’è un che di romantico nella frase con cui l’agenzia spaziale europea annuncia la “morte” dell’ERS-2, che a breve precipiterà attraverso l’atmosfera terrestre. E la prima cosa che balza all’occhio è che pur essendo stato dismesso oltre un decennio fa, il satellite è rimasto in orbita fino ad oggi. Questo perché, ancor prima del termine della sua missione principale, l’ESA ha preso provvedimenti per la sua dismissione, attuando 66 bruciate di propulsore tra luglio e agosto 2011.

Queste azioni, come spiega l’ESA, “hanno consumato il residuo di carburante del satellite e ridotto la sua quota orbitale media da 785 km a circa 573 km. Ciò è stato fatto per diminuire significativamente la possibilità di impatti con altri satelliti o detriti spaziali e per assicurare che l’orbita del satellite si deteriorasse velocemente, permettendogli di rientrare nell’atmosfera terrestre entro i successivi 15 anni.”

Resta incerto il luogo esatto dell’ impatto, dato che l’ex osservatorio, pur privo di carburante, pesa ancora oltre 2,2 tonnellate e non è garantito che si distrugga completamente durante la discesa. Sorge quindi la preoccupazione che possa precipitare in zone abitate, tuttavia l’ESA precisa che “il rischio annuo che una persona venga ferita da detriti spaziali è inferiore a uno su 100 miliardi“. Basta dunque guardare le statistiche di mortalità di Eurostat per capire che è di ben altro che dovremmo preoccuparci.

L’ESA non è attualmente in grado di prevedere con precisione dove cadrà l’ERS-2: “Stiamo monitorando attentamente il satellite e la sua altitudine orbitale in declino”, afferma l’ESA, “ma, essendo il rientro di tipo ‘naturale’, è impossibile prevedere con esattezza quando e dove inizierà a bruciare”.

Il problema dei rientri incontrollati dei satelliti e dei detriti spaziali è sempre più pressante, sia per l’aumento del numero di satelliti inviati in orbita, sia per le maggiori dimensioni dei lanciatori utilizzati. Questo porta a situazioni preoccupanti, come mostrato nel tweet di un booster di un razzo cinese Long March 3B che precipita al suolo, trasformandosi in una palla di fuoco.

La discesa controllata dei satelliti dismessi rappresenta comunque una soluzione preferibile rispetto al lasciarli orbitare attorno al nostro pianeta, già sovraffollato di detriti spaziali. Con l’aumento dei lanci di nuovi satelliti (la sola Starlink di Elon Musk ne ha 5,418 in orbita), i cieli sopra la terra sarnno sempre più ingombri di detriti spaziali.

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