A Las Vegas, il doping non si è nascosto negli spogliatoi, nei controlli aggirati o nelle confessioni arrivate anni dopo. È salito sul blocco di partenza, ha preso il microfono, ha acceso le luci dello show e si è presentato come una nuova frontiera dello sport.
La scena più efficace l’ha offerta Cody Miller, due volte medagliato olimpico, vincitore dei 50 metri rana maschili ai primi Enhanced Games. Dopo 26,55 secondi in acqua, Miller ha esultato come un atleta che non aveva solo vinto una gara, ma dimostrato una tesi. A 34 anni, ha raccontato di aver abbassato di sette decimi il proprio miglior tempo grazie al suo percorso di “enhancement”, cioè di potenziamento farmacologico supervisionato.
Gli Enhanced Games sono stati soprannominati “Steroid Olympics” fin dal loro annuncio. L’etichetta è rozza ma rende bene l’idea: una competizione in cui l’uso di sostanze dopanti non viene negato, ma dichiarato, regolato e trasformato in elemento identitario.
Gli organizzatori parlano di trasparenza, controllo medico e libertà degli atleti. I critici vedono invece un precedente pericoloso, capace di spostare il doping dal terreno dell’illecito a quello dell’aspirazione personale.
La gara che vende un’idea di corpo
Il progetto è stato lanciato dall’imprenditore tech Aaron D’Souza e cofondato dall’imprenditore biotech Christian Angermayer. Tra i sostenitori figurano Peter Thiel e Donald Trump Jr., due nomi che collocano subito l’operazione dentro un preciso immaginario culturale: tecnologia, mercato, individualismo radicale e diffidenza verso le regole tradizionali dello sport.
La prima edizione ha coinvolto 42 atleti tra nuoto, sollevamento pesi e atletica leggera, con premi fino a un milione di dollari per chi fosse riuscito a battere un record mondiale.
Nelle settimane precedenti, gli atleti sono stati portati in una struttura ad Abu Dhabi, sottoposti a test medici, risonanze, TAC e analisi metaboliche. Chi voleva usare sostanze dopanti doveva ottenere il via libera medico e seguire un protocollo personalizzato in base alla disciplina e agli obiettivi.
Ma la gara è solo una parte della storia. Enhanced ha anche un servizio di telemedicina rivolto direttamente ai consumatori, con abbonamenti mensili per integratori, peptidi legali e terapie ormonali sostitutive.
È qui che l’evento sportivo cambia natura perché gli atleti diventano la vetrina vivente di un prodotto. Della serie, guardate cosa può fare un corpo “ottimizzato” sotto controllo medico, poi valutate se quel percorso può interessare anche voi.

L’evento è anche una vetrina per la vendita al dettaglio di telemedicina rivolta direttamente ai consumatori, con abbonamenti mensili per integratori, peptidi legali e terapie ormonali sostitutive.
Biohacking e Silicon Valley
Il linguaggio degli organizzatori è quello del biohacking, la cultura che promette di migliorare il corpo usando test biologici, dispositivi indossabili, integratori, sostanze farmacologiche e monitoraggio continuo. Non si parla più solo di curare una malattia o recuperare una funzione perduta, ma di superare il proprio livello di base.
Maximilian Martin, amministratore delegato di Enhanced, lo ha spiegato in modo molto diretto. Secondo lui, la medicina tradizionale serve a riportare una persona alla normalità; l’enhancement, invece, permetterebbe di andare oltre.
Christian Angermayer ha detto di usare personalmente integratori Enhanced, testosterone, tesamorelina, modafinil e DHEA. “Sono il mio miglior cliente”, ha spiegato.
È la stessa logica che attraversa una parte della Silicon Valley contemporanea: il corpo come piattaforma da aggiornare, la salute come metrica da ottimizzare, l’invecchiamento come problema tecnico, la prestazione come prodotto.
In questo senso, gli Enhanced Games non sono soltanto una provocazione sportiva ma una demo commerciale del corpo aumentato.
L’altra faccia degli Enhanced Games
Il punto più interessante, però, è che la storia non si esaurisce nella caricatura degli steroidi da palcoscenico. Guido Pieles, cardiologo dello sport e presidente della commissione medica indipendente di Enhanced, sostiene una tesi diversa: il problema non sarebbe studiare queste sostanze ma lasciarle nel sommerso.
Secondo Pieles, la mancanza di dati sui farmaci per il miglioramento delle prestazioni spinge molte persone ad autosomministrarsi sostanze in segreto, senza dosaggi chiari e senza controllo medico. Per questo difende lo studio avviato da Enhanced, che dovrebbe durare cinque anni ed è stato approvato da un comitato etico indipendente.
La sua posizione è che soltanto raccogliendo dati si possa capire quali siano i rischi reali, quali dosaggi siano più pericolosi e quali effetti abbiano davvero queste sostanze sulle prestazioni e sul recupero.
È una linea che merita di essere riportata perché mostra l’altra faccia della vicenda. La World Anti-Doping Agency, la US Anti-Doping Agency, il Comitato Olimpico Internazionale e molte organizzazioni sportive hanno criticato duramente gli Enhanced Games.
Pieles prova invece a spostare la discussione: se il doping esiste già, se circola nelle palestre, tra atleti amatoriali e appassionati di biohacking, ignorarlo non lo rende più sicuro.

Il prof. Guido Pieles.
Il paradosso di Las Vegas
A Las Vegas, però, la realtà ha rovinato la narrazione, perché molti atleti dopati non hanno battuto i record promessi. James Magnussen, ex nuotatore olimpico australiano diventato uno dei volti del progetto, è arrivato ultimo in tutte le sue gare nonostante un costume dorato su misura.
Diversi atleti “puliti” hanno vinto con facilità contro concorrenti potenziati. Fred Kerley, dopo aver battuto gli avversari, li ha persino presi in giro suggerendo che forse avrebbero dovuto doparsi un po’ di più.
Solo nell’ultima gara della serata, i 50 metri stile libero maschili, Kristian Gkolomeev ha battuto il record mondiale di Cam McEvoy di 0,07 secondi. Anche quel risultato è stato poi discusso online, con dubbi sulla sincronizzazione del cronometro mostrato al pubblico.
Enhanced ha respinto le accuse ma il punto resta: l’evento nato per dimostrare la superiorità del corpo potenziato ha prodotto un risultato molto più ambiguo. Ed è proprio questa ambiguità a rendere gli Enhanced Games meritori di essere raccontati. Da una parte c’è la promessa di una medicina più trasparente, capace di studiare ciò che oggi viene fatto di nascosto. Dall’altra c’è un modello commerciale che trasforma gli atleti in testimonial, casi clinici e strumenti pubblicitari. Il doping cambia nome, diventa biohacking, poi abbonamento mensile.
La domanda, allora, è che cosa sia davvero nato a Las Vegas: se una nuova competizione sportiva, uno studio medico controverso o il primo grande spot del potenziamento umano venduto al pubblico.
Fonte: The Verge


