Dopo gli Stati Uniti e la Cina, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di introdurre l’intelligenza artificiale nei programmi scolastici, confermando così la loro ambizione di posizionarsi tra i protagonisti della scena tecnologica globale.
L’insegnamento dell’IA, che partirà ufficialmente nell’anno scolastico 2025-2026, coinvolgerà gli studenti dalle scuole dell’infanzia fino al termine delle superiori.
Si tratta di un’iniziativa che non si limita a trasmettere nozioni tecniche ma che include anche riflessioni sull’etica e l’utilizzo responsabile di queste tecnologie, ponendo le basi per una nuova alfabetizzazione digitale sin dalla giovane età.
L’iniziativa scolastica degli Emirati
L’annuncio, diffuso dall’agenzia di stampa statale WAM, rientra in una strategia più ampia del governo emiratino, che da anni investe in modo massiccio nelle infrastrutture digitali, nei data center per l’addestramento dei modelli di IA e in fondi dedicati allo sviluppo tecnologico.
Il nuovo corso scolastico non sarà un modulo opzionale o limitato a sperimentazioni locali, ma entrerà a pieno titolo nel curriculum nazionale, segnando un salto culturale e formativo per tutto il sistema educativo del Paese.
L’obiettivo dichiarato è duplice: formare i cittadini del futuro e sostenere la crescita di un ecosistema tecnologico capace di competere su scala internazionale.
Cina e Stati Uniti: l’IA tra i banchi di scuola
La decisione degli Emirati arriva nel solco tracciato da due giganti mondiali come Cina e Stati Uniti, che stanno già lavorando per integrare l’intelligenza artificiale nell’istruzione pubblica.
A Pechino, il governo ha annunciato a inizio aprile un piano per portare corsi di IA nelle scuole primarie e secondarie, con l’intento di alimentare un nuovo bacino di talenti nazionali in grado di rispondere alla domanda crescente del settore.
Le autorità cinesi hanno già predisposto manuali, programmi certificati e piattaforme didattiche per insegnare agli studenti concetti di machine learning, robotica e algoritmi, in un approccio fortemente centralizzato.
Negli Stati Uniti, il percorso è invece più frammentato, ma altrettanto strategico. Lo scorso 23 aprile il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che promuove l’insegnamento dell’IA nei cicli scolastici K-12, ovvero dalla scuola materna alle superiori.
L’iniziativa prevede la creazione di una task force federale, la formazione degli insegnanti, collaborazioni pubblico-private e lo sviluppo di materiali didattici ad hoc.
Parallelamente, più di 200 CEO – tra cui quelli di Microsoft, LinkedIn e Uber – hanno firmato una lettera congiunta per chiedere ai governatori statali di rendere obbligatorio l’insegnamento dell’informatica e dell’IA come requisito per il diploma.
Nonostante ciò, solo 12 stati americani prevedono oggi crediti obbligatori in informatica e appena il 6% degli studenti delle superiori segue effettivamente corsi di questo tipo, segno di una trasformazione ancora in divenire.
Gli Emirati come laboratorio globale dell’IA
Nel quadro di questa corsa globale, gli Emirati Arabi Uniti si stanno ritagliando un ruolo da protagonisti.
Al di là dell’educazione, il Paese ha messo in campo una strategia di lungo periodo che prevede investimenti fino a 1.400 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni in settori chiave come energia, semiconduttori, IA e manifattura, molti dei quali destinati a progetti negli Stati Uniti.
Il fondo emiratino dedicato all’intelligenza artificiale potrebbe superare i 100 miliardi di dollari, secondo fonti vicine al progetto, e si configura come uno dei più ambiziosi al mondo.
Non a caso, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha definito gli Emirati un potenziale “sandbox regolatorio” per testare nuove tecnologie in un ambiente normativo più flessibile rispetto a quello occidentale, con l’obiettivo di sviluppare in futuro regole globali condivise.
A rafforzare ulteriormente questa posizione potrebbe contribuire anche un allentamento delle restrizioni statunitensi sulle esportazioni di chip Nvidia verso gli Emirati.
Il presidente Trump sta valutando proprio questa possibilità in vista della sua visita ufficiale a metà maggio, che toccherà anche Arabia Saudita e Qatar.
Se confermata, la mossa aprirebbe nuove prospettive per l’ecosistema IA emiratino, avvicinandolo sempre più al cuore pulsante dell’innovazione mondiale.


