Elon Musk contro Sam Altman: è sfida per l’AI in Medio Oriente

da | 30 Mag 2025 | Politica, IA

Tempo di lettura: 3 minuti

Mentre OpenAI annunciava con enfasi la firma di un accordo storico ad Abu Dhabi per costruire uno dei più grandi data center di intelligenza artificiale mai concepiti, Elon Musk si muoveva dietro le quinte cercando di sabotarlo.

Secondo fonti sentite dal Wall Street Journal, il magnate avrebbe cercato in tutti i modi di ostacolare l’intesa, pretendendo che la sua xAI fosse inclusa nel progetto. Una richiesta che Musk avrebbe avanzato con toni perentori, evocando persino un veto presidenziale da parte di Donald Trump, con cui intrattiene ormai uno stretto rapporto politico e personale.

L’intreccio con Trump e l’asse con G42

Il momento chiave si è consumato durante una teleconferenza tra Musk e i vertici di G42, la società emiratina controllata dal fratello del Presidente degli Emirati Arabi. Musk avrebbe dichiarato che, senza la presenza di xAI, l’accordo non avrebbe mai ricevuto il via libera da Trump. Parole che sono suonate più come una minaccia velata che come una negoziazione commerciale.

La tensione è esplosa poco prima che Trump partisse per il tour nel Golfo Persico, avvenuto a metà maggio, quando Musk ha scoperto che Sam Altman, CEO di OpenAI, era già in trattativa avanzata negli Emirati. La sua reazione è stata immediata: ha preso anch’egli parte al viaggio e ha accompagnato Trump in Arabia Saudita, nel tentativo di influenzare gli eventi.

Nonostante le sue pressioni, l’amministrazione Trump ha deciso di procedere comunque con l’accordo. Secondo fonti interne alla Casa Bianca, Musk si era opposto perché non voleva che l’intesa apparisse come una vittoria per Altman.

Assistenti e consiglieri, incluso David Sacks, responsabile per l’IA e le criptovalute, hanno però spinto affinché l’annuncio fosse fatto prima della fine del tour presidenziale. Il 22 maggio, con una settimana di ritardo rispetto alla tabella di marcia, l’accordo è stato finalmente annunciato sotto il nome di Stargate U.A.E.

Una rivalità che affonda nel passato

La faida tra Altman e Musk non è nuova. I due hanno co-fondato OpenAI nel 2015, ma Musk ne è uscito nel 2018 dopo uno scontro di visione e di potere. Da allora ha attaccato pubblicamente il suo ex socio, definendolo inaffidabile e coniando per lui soprannomi come “Swindly Sam” e “Scam Altman”.

Quando ChatGPT ha conquistato il mondo, Musk ha risposto lanciando la sua xAI, che però finora non ha ottenuto la stessa trazione, né avuto il medesimo successo commerciale. Ci sono poi state tutte le schermaglie legali, cui abbiamo dato ampio spazio su queste pagine, con Musk che ha attaccato OpenAI per aver abbandonato la missione originaria non profit e ha intentato una causa per bloccare quella che ritiene una deriva commerciale e opaca dell’organizzazione.

La battaglia tra i due oggi si consuma su scala geopolitica, con il Medio Oriente a fare da teatro.

Gli Emirati vogliono l’AI, e la vogliono ora

Alla base di tutto c’è l’ambizione degli Emirati Arabi Uniti di diventare un hub mondiale per l’intelligenza artificiale. Dopo le restrizioni imposte dall’amministrazione Biden all’export di chip verso il Golfo, gli EAU hanno virato su Trump, promettendo maxi investimenti negli Stati Uniti in cambio dell’accesso a semiconduttori avanzati.

In tale contesto, G42 ha individuato OpenAI come partner ideale per lanciare il proprio polo di intelligenza artificiale ad Abu Dhabi. Il sito scelto potrebbe arrivare a ospitare un cluster da cinque gigawatt: una scala mai vista, persino negli USA.

L’accordo, oltre a includere OpenAI, vede coinvolte anche Oracle, Nvidia, Cisco e SoftBank. G42 si è impegnata non solo a costruire l’infrastruttura negli Emirati ma anche a finanziare un progetto analogo negli Stati Uniti, a suggello di un patto bilaterale rafforzato da interessi tecnologici e geopolitici condivisi.

L’influenza di Musk non si ferma

Nonostante la sconfitta diplomatica sull’accordo Stargate, Musk non è rimasto a guardare. Il fondo MGX di Tahnoon bin Zayed, lo stesso che controlla G42, ha investito pesantemente nella raccolta fondi di xAI da 6 miliardi di dollari annunciata a dicembre.

Inoltre, la Boring Company ha appena ottenuto un contratto da Dubai per una rete di tunnel urbani, e Musk ha partecipato in video a una conferenza del governo emiratino sull’intelligenza artificiale. Tutti segnali che, sebbene questa partita sia andata a favore di Altman, la prossima potrebbe vedere Musk di nuovo protagonista.

Il nome di xAI compare infatti tra le aziende statunitensi approvate per acquistare la quota annuale di 500.000 chip previsti dall’accordo bilaterale, e potrebbe essere in lizza per una seconda fase del progetto Stargate nel Golfo. Una nuova occasione per Musk di riportarsi al centro della partita.

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