Per il mondo della tecnologia, Elon Musk è una figura imprescindibile, e la sua influenza in questo ambito è tale che larga parte delle notizie che lo riguardano destano attenzione e divengono oggetto do analisi approfondite.
Il recente articolo del New York Times sulla sua vita privata e l’uso di sostanze stupefacenti non fa eccezione, ma a nostro avviso richiede una lettura critica che vada oltre il semplice sensazionalismo.
L’accusa del York Times
Il celebre quotidiano newyorkese ha riportato ieri che l’uso di droghe da parte di Elon Musk sarebbe ben più intenso di quanto si sapesse in precedenza. E secondo le immancabili fonti anonime, il consumo di Musk andrebbe oltre l’uso occasionale.
In particolare, l’articolo afferma che Musk avrebbe riferito di assumere così tanta ketamina da compromettere la sua vescica, un effetto noto dell’uso cronico. L’inchiesta sottolinea come l’uso di ketamina sia frequente, a volte quotidiano, e mescolato con altre droghe.
Musk avrebbe anche fatto uso di ecstasy e funghi psichedelici in incontri privati negli Stati Uniti e all’estero. Viaggerebbe poi con un portapillole giornaliero contenente circa 20 pastiglie, incluse quelle di Adderall.
Sebbene, mentre scriviamo l’articolo, stia andando in onda la conferenza stampa in cui Trump annuncia la fine del percorso di Musk nel DOGE, le rivelazioni del NYT vanno a colpire un alleato chiave del presidente degli Stati Uniti, che negli ultimi mesi ha assunto un ruolo attivo e controverso nella vita politica americana, grazie al ben noto incarico di consulenza nel governo.
Il New York Times, nel raccontare Elon Musk, parla di una crescente turbolenza nella vita privata che avrebbe poi portato a comportamenti “erratici” in pubblico, come il famoso saluto nazista o l’aver insultato membri del gabinetto.
Il contesto politico e l’etica del giornalismo
È fondamentale analizzare questa notizia anche alla luce del contesto in cui è stata pubblicata. Il New York Times, testata con un orientamento di centro-sinistra, si concentra su una figura che è diventata un pilastro del movimento conservatore e un critico dichiarato dell’amministrazione Biden.
Pur riconoscendo l’importanza di informare su comportamenti che potrebbero incidere sulla capacità di una figura pubblica di svolgere le proprie mansioni, l’articolo del NYT si avventura poi in dettagli sulla vita privata di Musk come le complesse relazioni sentimentali, il numero di figli illegittimi e le dispute sulla custodia di quelli riconosciuti. Tutte cose che, a nostro avviso, sconfinano nel gossip.
È certamente d’interesse pubblico l’adombrato abuso di droghe, in quanto inciderebbe sulla capacità decisionale di Musk nonché sulla gestione delle sue aziende e sull’adempimento dei suoi pubblici doveri. Inoltre, in qualità di appaltatore governativo, SpaceX è tenuta a garantire un ambiente di lavoro libero da droghe, sottoponendo i propri dipendenti a test antidroga casuali.
E secondo alcune fonti riprese dal NYT, Elon Musk avrebbe ricevuto preavvisi sui test. Ma le vicende personali che non hanno un impatto diretto sulla sua condotta pubblica o aziendale, dovrebbero restare fuori dalla cronaca di una così prestigiosa testata.
Musk: la novità è la quantità, non l’utilizzo
È poi importante sottolineare che l’uso di droghe da parte di Musk non è una novità assoluta. Già in precedenza, il Wall Street Journal aveva riportato le preoccupazioni interne a Tesla riguardo al suo consumo di sostanze stupefacenti, e Musk stesso aveva ammesso l’uso di ketamina su prescrizione contro la depressione.
La vera (e unica) novità introdotta dall’articolo del New York Times è l’indicazione di un uso più frequente e intenso di queste sostanze rispetto a quanto si credesse. Oltre all’imprescindibile approfondimento sui suoi problemi di irritazione della vescica, s’intende. Per il resto, molte delle accuse e dei dettagli sul suo temperamento o sui problemi personali, erano già noti o ampiamente dibattuti.
Difficile, insomma, non scorgere un secondo fine dietro la tempistica e il taglio di un pezzo così “personale”, che punta a minare la credibilità di una figura che è diventata un’icona della politica conservatrice negli Stati Uniti.
E sì che gli spunti per mettere alla berlina l’operato di Musk non mancano. Su TechTalking, solamente nelle ultime settimane, abbiamo scritto delle sue influenze sull’appalto della FAA a Verizon, sul furbo utilizzo di Grok nel DOGE, e sul suo tentativo di far fallire l’accordo di Sam Altman con gli Emirati Arabi. Per non parlare della commessa governativa a Palantir, azienda co-fondata da Peter Thiel, suo amico di lunga data.
Il New York Times ci fa invece sapere che Musk lotta con la bulimia (e che a ogni abbuffata, fa seguire farmaci per la perdita di peso) e che “gioca ai videogiochi per ore e ore”. Peccato.


