“L’America Party è nato per restituire la libertà al popolo americano”. Con questo messaggio, pubblicato su X, Elon Musk ha annunciato la nascita di un suo partito politico.
È una dichiarazione destinata a far rumore, soprattutto perché arriva all’avvio della campagna elettorale midterm e mentre cresce il malcontento proprio tra quegli elettori libertari, centristi o indipendenti che Musk sembra voler intercettare.
Il partito di Musk esiste, ma solo su X
Il nuovo “America Party”, del quale abbiamo scritto due giorni fa, è stato proposto direttamente sul social network di proprietà dello stesso Musk, dopo un sondaggio informale rivolto ai suoi follower: alla domanda se avrebbe dovuto fondare un nuovo partito politico, il 65 % ha risposto sì. Detto, fatto, ed ecco il post che dichiara l’avvenuta fondazione del movimento.
Ma oltre a questo gesto simbolico e platealmente social, non esiste ancora nulla di concreto: nessun manifesto, nessun organigramma, nessuna presenza legale nei registri statali, nessuna candidatura ufficiale. In altre parole, l’America Party esiste solo online, e nemmeno come sito web, ma come hashtag.
By a factor of 2 to 1, you want a new political party and you shall have it!
When it comes to bankrupting our country with waste & graft, we live in a one-party system, not a democracy.
Today, the America Party is formed to give you back your freedom. https://t.co/9K8AD04QQN
— Elon Musk (@elonmusk) July 5, 2025
Un’operazione mediatica (e forse personale)
Non è la prima volta che Musk si espone politicamente ma è la prima in cui lo fa in modo così personale. In passato aveva flirtato coi democratici, poi coi repubblicani, sostenuto alcuni candidati, finanziato altri, ma sempre da imprenditore o da cittadino. Con l’America Party, invece, sembra voler entrare nel gioco politico da protagonista.
Per alcuni si tratta di una manovra dettata anche dalla frustrazione personale: Musk avrebbe espresso più volte il suo disappunto per la linea adottata da Trump su alcune politiche economiche, a cominciare dal recente aumento del tetto del debito federale, che il presidente ha fatto approvare nonostante le promesse di contenimento della spesa pubblica.
In un post piuttosto duro, Musk ha scritto: “Ogni membro del Congresso che ha fatto campagna elettorale promettendo tagli alla spesa e poi ha immediatamente votato per il più grande aumento del debito della storia dovrebbe vergognarsi”.
Ma è davvero un partito?
Tecnicamente, non ancora. Per poter competere nelle elezioni americane, un partito deve ottenere l’accesso alle schede elettorali in ciascuno Stato, processo che richiede firme, registrazioni legali, comitati locali e risorse organizzative.
In passato, anche movimenti con un ampio sostegno mediatico come quello di Ross Perot o del libertario Gary Johnson hanno dovuto affrontare iter complessi e costosi per essere ammessi al voto.
Musk ha sì il denaro, e su questo ha già chiarito che il finanziamento non è un problema, ma non ha ancora presentato alcuna strategia operativa per trasformare la sua idea in un partito reale. Né è chiaro se intenda candidarsi direttamente o semplicemente sponsorizzare figure affini.
L’America Party, al momento, pare dunque più un’operazione di branding personale che una forza politica. Ma in un’epoca in cui i confini tra attivismo, business e spettacolo si fanno sempre più sfumati, non è detto che una dichiarazione su X non basti a spostare l’equilibrio del discorso pubblico.
Elon Musk lo sa bene e la domanda non è tanto se il suo partito sarà pronto per il voto, ma se il solo fatto di averlo annunciato gli consentirà, ancora una volta, di condizionare il futuro della politica americana.


