Elon Musk ai dipendenti federali: “Dite cosa avete fatto o siete fuori”

by | 24 Feb 2025 | Politica

Elon Musk al Conservative Political Action Conference, CPAC. (AP) | Foto: AP
Tempo di lettura: 2 minuti

Sabato scorso i dipendenti federali statunitensi hanno ricevuto un’email insolita, secondo cui entro la mezzanotte di oggi devono inviare un rapporto sintetico sulle attività svolte nella settimana precedente, pena l’automatica cessazione del rapporto di lavoro.

L’ordine non arriva direttamente dal governo, ma da Elon Musk, che ha dichiarato di agire in linea con le direttive di Donald Trump.

Trump a Musk: “bravo ma ti voglio più aggressivo”

Il fondatore di Tesla e SpaceX ha spiegato l’avvertimento sui social, specificando che il mancato invio della risposta sarebbe stato interpretato come una “dimissione volontaria”.

Musk ha poi ridimensionato la questione, affermando che la richiesta è minima: “Per essere chiari, la soglia è molto bassa. Basta un’email con alcuni punti che abbiano un minimo di senso! Dovrebbe richiedere meno di cinque minuti per scriverla”.

L’iniziativa di Musk sembra rispondere a un messaggio pubblicato dallo stesso Trump poche ore prima su Truth Social, la sua piattaforma social, in cui l’ex presidente ha elogiato l’azione del miliardario per la riduzione della burocrazia federale, ma lo ha anche invitato a essere “PIÙ AGGRESSIVO”.

Il caos tra le agenzie federali

L’email inviata dall’Office of Personnel Management (OPM), ossia l’ente che gestisce il personale del governo, è stata diffusa intorno alle 16:30 di sabato e chiedeva ai dipendenti di fornire “circa cinque punti” sulle attività svolte, mettendo in copia il proprio responsabile.

“Si prega di non inviare informazioni classificate, link o allegati”, specificava il messaggio. Tuttavia, nel testo non compariva alcun riferimento alla minaccia di dimissione automatica fatta da Musk.

La comunicazione ha immediatamente creato confusione all’interno delle agenzie federali.

Anche se era destinata esclusivamente ai dipendenti del ramo esecutivo, l’email è stata erroneamente inviata anche a membri del sistema giudiziario, inclusi almeno un giudice e diversi assistenti legali, secondo fonti citate dal Washington Post.

L’opposizione dell’FBI

Alla FBI, il direttore Kash Patel ha reagito ordinando al personale di non rispondere alla richiesta.

“L’FBI, attraverso l’Ufficio del Direttore, gestisce in autonomia tutti i processi di revisione e condurrà le verifiche secondo le procedure interne”, si legge in un’email interna visionata anche questa dal Washington Post.

Anche altre agenzie governative hanno adottato misure simili, bloccando temporaneamente l’ordine di rendicontazione.

Ma è fattibile?

La richiesta di rendicontazione ha sollevato numerosi interrogativi legali e pratici.

Alcuni dipendenti federali sono vincolati da regole di riservatezza e non possono condividere informazioni sul proprio lavoro senza autorizzazioni specifiche. Altri, come i militari in missione o il personale diplomatico in aree remote, non hanno la possibilità di accedere alle email governative.

Inoltre, il provvedimento rischia di colpire anche i numerosi dipendenti che si trovano in congedo, compresi quelli che l’amministrazione Trump ha posto in aspettativa amministrativa per il loro coinvolgimento in programmi di diversità, equità e inclusione.

McLaurine Pinover, portavoce dell’OPM, ha dichiarato che i dirigenti delle agenzie “decideranno i prossimi passi” dopo aver ricevuto le risposte.

“Nell’ambito dell’impegno dell’amministrazione Trump per una forza lavoro federale efficiente e responsabile, OPM sta chiedendo ai dipendenti di fornire un breve riepilogo delle attività svolte la scorsa settimana entro lunedì, mettendo in copia il proprio responsabile”, ha affermato.

Mentre la scadenza si avvicina, restano i dubbi sulla legittimità e sull’efficacia di questa iniziativa, che sembra sempre più un banco di prova per le intenzioni di Trump e Musk di ridimensionare la burocrazia federale.

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