‘Effetto Trump’: Nintendo rinvia i preorder della Switch 2

by | 7 Apr 2025 | Videogames, Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

Dopo Apple, oggi ci troviamo a commentare un’altra vittima eccellente della guerra dei dazi.

Nintendo ha infatti deciso di prendersi una pausa. O meglio, di rallentare la corsa verso il debutto della sua nuova console, la Switch 2, in un momento in cui le turbolenze politiche ed economiche negli Stati Uniti rischiano di far deragliare anche le operazioni più consolidate.

Il gigante giapponese ha annunciato il rinvio dell’apertura dei preorder previsti per il 9 aprile, spiegando che la decisione è legata all’incertezza generata dai nuovi dazi introdotti dall’amministrazione Trump.

“I preorder di Nintendo Switch 2 negli Stati Uniti non inizieranno il 9 aprile 2025, al fine di valutare il potenziale impatto dei dazi e le evoluzioni del mercato”, ha dichiarato l’azienda in una nota inviata ai media americani. Nintendo comunicherà in seguito una nuova tempistica. La data di lancio del 5 giugno 2025 resta invariata”.

Switch 2 e il prezzo che sorprende (non solo i fan)

Il rinvio offre a Nintendo la possibilità di riconsiderare il prezzo di lancio, fissato a 449 dollari. Si tratta di una cifra che ha sorpreso non solo gli appassionati di Mario e Zelda, ma anche analisti ed esperti del settore. E pure chi scrive, nel suo piccolo.

Le console di Nintendo, infatti, si sono storicamente distinte per un prezzo di ingresso più accessibile rispetto ai concorrenti Sony e Microsoft.

Basti pensare alla prima Switch, lanciata nel 2017 a 299 dollari: una cifra che oggi, aggiustata per l’inflazione, corrisponderebbe a circa 389 dollari. O almeno così dice Axios, e noi ci fidiamo.

Il nuovo prezzo, dunque, segna uno scarto significativo rispetto alla tradizione della casa di Kyoto. Ed è facile immaginare che eventuali rincari dovuti ai dazi potrebbero rendere ancora più delicato il posizionamento sul mercato americano.

I nuovi dazi e la strategia post-Cina

Il nodo centrale è ovviamente politico. Mercoledì scorso, poche ore dopo l’annuncio della Switch 2, il presidente Trump ha presentato un nuovo pacchetto di dazi destinato a colpire un ampio ventaglio di beni di consumo importati negli Stati Uniti.

Tra i Paesi interessati figurano anche il Vietnam e la Cambogia, che secondo il Financial Times sono oggi le principali basi di produzione dell’hardware Nintendo destinato al mercato americano.

Una situazione che non è casuale: Nintendo ha infatti cominciato a spostare la produzione fuori dalla Cina già durante la prima amministrazione Trump, prevedendo un irrigidimento delle politiche commerciali.

Secondo analisi e dati doganali, più della metà dei dispositivi esportati verso gli USA oggi proviene attualmente da Vietnam e Cambogia.

Ora, però, entrambi i Paesi sono finiti nella lista nera di Washington, con aliquote del 46% per il Vietnam e del 49% per la Cambogia. E Nintendo si trova nella stessa, ironica, situazione di Apple, della quale abbiamo scritto qualche giorno fa.

La console diventa un caso geopolitico

È difficile, a questo punto, separare il lancio della Switch 2 dalle dinamiche della geopolitica. Ed questa, perdonateci la fugace autopromozione, è una delle tante situazioni che ci ricorda perché esiste TechTalking.

Perché il mondo della tecnologia non è più un’entità a se stante, ma un fenomeno trasversale che si ramifica là dove normalmente non si pensa.

Quello che doveva essere uno dei momenti clou per l’industria videoludica del 2025, si è così trasformato in uno stress test per la logistica e la strategia commerciale di una delle aziende più amate al mondo. Grazie, si fa per dire, alla politica.

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Nintendo allora si trova a dover bilanciare la pressione dei costi con le aspettative del pubblico e la necessità di restare competitiva in un mercato sempre più influenzato dalle tensioni tra Stati Uniti e Asia.

E mentre la data del 5 giugno resta, almeno per ora, confermata, l’unica certezza è che il controller, stavolta, non è tutto nelle mani dei giocatori.

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