La centrale nucleare di Fukushima ha vissuto i momenti di crisi che ben conosciamo l’11 marzo 2011, quando un sisma di magnitudo 9.0 nell’Oceano Pacifico ha scatenato un devastante tsunami alto oltre 12 metri, che ha colpito con forza la regione.
Tra i reattori compromessi dal cataclisma, il numero 1 è stato il più pesantemente danneggiato. Si stima che nella centrale restino all’interno circa 880 tonnellate di detriti di combustibile nucleare fuso, con una concentrazione maggiore nel primo reattore. La tragedia ha costretto all’evacuazione di circa 160.000 residenti nelle zone limitrofe, consentendo rientri parziali solo a distanza di un anno. Il bilancio umano dello tsunami conta circa 20.000 vittime.
Recentemente, Tokyo Electric Power Company Holdings (TEPCO), l’ente responsabile della gestione del sito di Fukushima Daiichi, ha condiviso un filmato di tre minuti catturato da un drone delle dimensioni di una fetta di pane, supportato da un robot a forma di serpente che forniva l’illuminazione. Queste immagini, frutto di un’indagine durata due giorni, offrono uno sguardo senza precedenti sullo stato attuale della struttura, mettendo in particolare evidenza il supporto strutturale principale del contenitore di contenimento del reattore n. 1.
Dalle riprese effettuate è emerso chiaramente come alcuni componenti chiave del reattore, come il meccanismo di azionamento delle barre di controllo, si siano spostati a seguito del meltdown. NHK World riferisce che nelle immagini appaiono agglomerati simili a ghiaccioli, che potrebbero essere il risultato della fusione del combustibile nucleare con le apparecchiature della centrale.
Nonostante l’utilizzo di droni abbia offerto nuove prospettive di Fukushima, l’esplorazione è stata limitata a soltanto una minima parte dei danni, a causa dei numerosi ostacoli e della visibilità ridotta, impedendo ai dispositivi di raggiungere le zone più critiche del reattore. Per di più, la rilevazione dei livelli di radiazione non è stata possibile, data l’assenza di una strumentazione specifica sui droni, una scelta necessaria per mantenere la loro agilità.
Con l’analisi dei dati raccolti, TEPCO intende formulare strategie più accurate per affrontare la rimozione dei detriti radioattivi. A tal proposito va ricordato che dallo scorso agosto è iniziato il delicato processo di dispersione nell’Oceano Pacifico delle acque reflue trattate, un’operazione che nonostante le rassicurazioni degli organismi internazionali continua a suscitare accese polemiche, in particolare da parte della Cina.
Il processo di decontaminazione della centrale di Fukushima Daiichi si annuncia come un percorso lungo e intriso di complessità. Mentre TEPCO e il governo giapponese prospettano un arco temporale di 30-40 anni per il completamento dei lavori, molti ritengono questa stima eccessivamente ottimistica. Un promemoria, se mai ce ne fosse bisogno, del fatto che le conseguenze di un disastro nucleare vanno ben oltre l’immediato, lasciando un’eredità destinata a durare per diverse generazioni.


