Donne nella tecnologia: “nessun progresso dal 2005”, per l’EEOC

da | 16 Set 2024 | Tecnologia, Politica

Tempo di lettura: 2 minuti

La presenza delle donne nei ruoli tecnologici di alto livello non è cambiata significativamente negli ultimi vent’anni, nonostante l’espansione del settore.

È quanto emerge da una recente analisi della Equal Employment Opportunity Commission (EEOC), l’agenzia statunitense incaricata di monitorare le pari opportunità sul lavoro. Secondo il rapporto, nel 2022 le donne rappresentavano il 22,6% dei lavoratori nel settore high-tech; una nel 2005 la percentuale si attestava al 22%.

Questo dato è inferiore rispetto al 47,3% delle donne presenti nella forza lavoro complessiva negli Stati Uniti, nonostante la crescita del settore tecnologico abbia visto un incremento di 3 milioni di lavoratori tra il 2014 e il 2022.

Charlotte Burrows, presidente dell’EEOC, ha dichiarato al Washington Post che la disparità di rappresentanza non riguarda solo le donne, ma anche altri gruppi storicamente sottorappresentati come afroamericani e ispanici.

“Il nostro rapporto ha evidenziato una sotto-rappresentazione persistente e significativa di donne, afroamericani e ispanici in questo settore, e la presenza di lavoratori neri e donne nella tecnologia è cambiata ben poco in una generazione”, ha affermato Burrows. “Abbiamo un’industria proiettata verso il futuro ma una forza lavoro che purtroppo assomiglia ancora al passato”, ha poi aggiunto.

Questa analisi arriva in un momento in cui molte aziende tecnologiche stanno riducendo o rinominando i loro programmi di diversità, equità e inclusione (DEI), sempre più messi in discussione per questioni legali, culturali e politiche da parte di gruppi conservatori. Alcuni leader del settore, inoltre, hanno criticato questi sforzi, sostenendo che riducano gli standard di produttività e competenza.

Il rapporto dell’EEOC arriva anche dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che nel giugno 2023 ha dichiarato incostituzionali le preferenze razziali nelle ammissioni universitarie. E rivela anche che, sebbene la diversità razziale complessiva nella forza lavoro tecnologica sia aumentata dal 26% del 2005 al 40,1% nel 2022, i lavoratori ispanici e neri si assestano su percentuali molto basse.

In particolare, i primi costituiscono quasi un quinto della forza lavoro statunitense, ma rappresentano il 9,9% del settore high-tech (rispetto al 5% del 2005). I secondi hanno registrato un modesto aumento, passando dal 6% al 7,4% nello stesso periodo. Per completezza va ricordato che quanto scritto finora non vale per gli asiatici, che non risultano sottorappresentati nel settore tecnologico, sebbene la loro presenza diminuisca nelle posizioni manageriali.

Mentre gli asiatici costituiscono il 18,1% della forza lavoro tecnologica, rappresentano il 15,3% dei dirigenti. Questo divario, secondo la Burrows, è in parte dovuto alla presenza di molti lavoratori asiatici con visto H-1B, un visto che limita la possibilità di cambiare datore di lavoro e quindi di avanzare nella carriera.

Con un visto H-1B “non puoi cambiare facilmente datore di lavoro. La tua permanenza nel paese dipende dal rimanere con quel datore di lavoro”, ha detto la Burrows. “È molto più difficile avanzare o, certamente, lamentarsi di discriminazioni, perché ci si trova in una posizione più precaria rispetto a chi è parte integrante della popolazione americana”.

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