Diagnosi più precise: ChatGPT supera i medici

by | 20 Nov 2024 | IA

Tempo di lettura: 2 minuti

Diciamo che se non fosse il New York Times a raccontare di questo esperimento, probabilmente non avremmo scritto questa notizia. Perché sembra a tutti gli effetti un manifesto di ChatGPT.

Ma prima di tutto siamo giornalisti e dunque vi raccontiamo di un recente studio, pubblicato su JAMA Network Open, che rivela un risultato sorprendente. ChatGPT ha infatti ottenuto punteggi migliori dei medici nella diagnosi di malattie complesse, persino quando essi stessi avevano accesso al chatbot di OpenAI.

Lo studio, condotto su un campione di 50 medici americani, ha messo in evidenza non solo l’efficacia della tecnologia ma anche le difficoltà dei professionisti nel fidarsi e sfruttare appieno queste innovazioni.

L’intelligenza artificiale e la diagnosi medica: il contesto dello studio

La ricerca ha coinvolto medici di diversa esperienza, dai residenti agli specialisti affermati, sottoponendoli a sei casi clinici complessi, basati su reali storie di pazienti.

I medici sono stati divisi in tre gruppi: uno senza accesso al chatbot, uno con accesso a ChatGPT e un terzo in cui il chatbot operava da solo.

Il risultato? ChatGPT ha ottenuto un punteggio medio del 90%, mentre i medici, anche con il supporto del sistema, si sono fermati al 76%. Quelli senza accesso all’intelligenza artificiale hanno raggiunto solo il 74%.

Un caso emblematico presentato nello studio riguardava un paziente di 76 anni, sottoposto a angioplastica coronarica, che pochi giorni dopo lamentava dolori intensi alla schiena e alle gambe, accompagnati da stanchezza e febbre.

La diagnosi corretta, embolia da colesterolo, è stata individuata da ChatGPT con maggiore precisione rispetto ai medici. Ciò dimostrerebbe come l’IA possa affrontare anche scenari clinici complessi, in cui la diagnosi è tutt’altro che immediata.

Le resistenze dei medici e i limiti dell’IA

Nonostante i risultati promettenti, lo studio ha messo in luce un problema rilevante: i medici spesso non si fidano delle diagnosi suggerite dall’IA, restando ancorati alle loro convinzioni.

È un bene? È un male? Il Dott. Adam Rodman, co-autore dello studio e medico presso il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, dichiara di essere “scioccato” dai risultati, sottolineando come i medici abbiano ignorato le osservazioni del chatbot quando queste contraddicevano le loro ipotesi.

Un altro problema emerso è la scarsa competenza nel saper utilizzare ChatGPT. Come ha spiegato il co-autore dello studio, Dr. Jonathan Chen di Stanford, molti medici trattavano il sistema come un semplice motore di ricerca, ponendo domande mirate, senza sfruttare la possibilità di inserire l’intero caso clinico per ricevere una risposta completa e articolata.

L’IA come estensione del medico

L’obiettivo di un esperimento come questo non è sostituire i medici ma fornire loro uno strumento di supporto. Secondo il Dott. Rodman, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare una preziosa “estensione del medico”, capace di offrire seconde opinioni e di migliorare la precisione diagnostica.

Per arrivare a questo traguardo, sarà però necessario superare la resistenza al cambiamento e formare i professionisti sanitari all’uso di queste tecnologie.

La sfida non è solo tecnologica ma anche culturale.

Come ha evidenziato Laura Zwaan, esperta di errori diagnostici presso l’Erasmus Medical Center di Rotterdam, i medici tendono a essere “eccessivamente sicuri di sé” e spesso ignorano segnali che potrebbero portare a diagnosi migliori.

Questo atteggiamento, combinato con la mancata comprensione delle potenzialità dell’IA, limita l’impatto di questi strumenti.

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