La corsa dei titoli legati all’intelligenza artificiale ha raggiunto livelli tali da spingere uno dei più grandi gestori patrimoniali europei a lanciare un avvertimento insolito: questa volta “non esistono manuali” da seguire.
Stefan Hoops, CEO di DWS, il colosso del risparmio gestito controllato da Deutsche Bank, ha spiegato che l’impennata dei titoli tech non assomiglia davvero a nessuna delle bolle finanziarie note, comprese le dotcom degli anni Novanta.
La particolarità, secondo Hoops, sta nel fatto che il rally è stato alimentato soprattutto dagli investitori retail. Negli ultimi due anni hanno comprato azioni tecnologiche con una fiducia quasi granitica, spesso seguendo la filosofia del “buy the dip”, ossia acquistare durante i cali di mercato nella convinzione che la risalita sia inevitabile.
Ed è forse proprio questo “nuovo pubblico” della finanza a rendere questa fase così difficile da prevedere. “Non c’è un playbook, non c’è una vera storia di riferimento per qualcosa del genere”, ripete Hoops. Un’affermazione che, in un settore abituato a leggere pattern, statistiche e cicli economici, suona più come un monito che una previsione.
Una crescita così rapida impone però una domanda inevitabile, che Hoops sintetizza in modo diretto: “Potrebbe arrivare a 100 trilioni? Oppure, a un certo punto, qualcuno sarà il primo a dire: ‘Sapete che c’è? Qui inizia a diventare instabile?’”.
Retail vs istituzionali
A differenza degli investitori istituzionali, che valutano i titoli in base a metriche consolidate, il pubblico retail tende a muoversi in modo più emotivo e meno strutturato. E il problema, secondo DWS, è che non sappiamo come si comporterà questa massa di investitori nel caso di una correzione prolungata.
Hoops non parla di un crollo imminente ma riconosce che le valutazioni attuali richiedono elementi più solidi per essere sostenute nel lungo periodo.
Gli effetti dell’IA sulle industrie, per ora, si vedono soprattutto in termini di efficienza; per giustificare capitalizzazioni così elevate servirà un impatto economico più tangibile e diffuso.
E mentre i CEO di Morgan Stanley e Goldman Sachs avvertono che i listini potrebbero andare incontro a una correzione, un altro dato colpisce: secondo JPMorgan, dal lancio di ChatGPT il 75% dei rendimenti dell’S&P 500 deriva da titoli collegati all’IA. Una concentrazione di rischio senza precedenti recenti.
Data center, la nuova frontiera dell’investimento
Nonostante le incertezze, DWS continua a investire nel settore dei data center, considerato una delle infrastrutture più solide dell’intero ecosistema dell’IA. La domanda di potenza computazionale continua infatti a crescere mese dopo mese, sostenuta dai modelli fondazionali e dai servizi cloud.
La gestione di Hoops ha finora convinto gli investitori: durante il suo mandato, le azioni DWS sono salite di circa l’80%, grazie soprattutto ai flussi verso la piattaforma passiva XTrackers e a una maggiore attenzione agli asset privati e al credito.
Eppure, proprio osservando il comportamento degli investitori globali, emergono movimenti che raccontano una storia più ampia: i flussi record nei primi nove mesi dell’anno, pari a 40,5 miliardi di euro, riflettono anche una parziale diversificazione lontano dagli Stati Uniti.
Ma per trasformare questa tendenza in una reale opportunità, sostiene Hoops, l’Europa deve ritrovare slancio. “Si sta facendo molto buon lavoro, ma ora dobbiamo anche andare avanti”, afferma, ricordando di appoggiare proposte come una borsa pan-europea, pur definendola un percorso complesso.
Fonte: Reuters


