Nel concludere il nostro primo articolo su DeepSeek, scrivevamo “Indipendentemente da dove poi andranno a finire i nostri dati…”. E, dobbiamo ammetterlo, in queste ora siamo rimasti sorpresi di tutto l’entusiasmo scatenato dal chatbot prodigio che viene da dietro la Grande Muraglia.
Perché con l’Occidente che da anni cerca di demonizzare TikTok, nonostante negli Stati Uniti i dati degli utenti siano conservati sui server dell’americana Oracle, l’idea di condividere informazioni personali con un’intelligenza artificiale cinese, ci appare decisamente più rischiosa.
DeepSeek e il risveglio dell’Occidente
Ma è bastato poco. Dopo poche ore e un trilione di dollari di capitalizzazioni bruciati in Borsa, l’intelligenza artificiale cinese DeepSeek si trova ora al centro delle immancabili polemiche per la censura di contenuti sensibili e per le preoccupazioni legate alla gestione dei dati degli utenti.
Nonostante le sue capacità tecnologiche rivoluzionarie, DeepSeek è infatti accusata di conformarsi rigidamente alla narrativa ufficiale del governo cinese, sollevando dubbi sulla sua neutralità e trasparenza.
DeepSeek evita infatti deliberatamente domande su argomenti politicamente delicati, come il massacro di Piazza Tiananmen del 1989 e lo status di Taiwan.
Alla richiesta di informazioni su Tiananmen, l’IA risponde genericamente con un rifiuto, definendo il tema “altamente sensibile e spesso censurato in molti paesi, inclusa la Cina”.
In altri casi, riconosce invece gli eventi come “la repressione di proteste pro-democrazia” e parla di un “violento giro di vite” che avrebbe causato centinaia, se non migliaia, di vittime tra manifestanti e soldati.
Per quanto riguarda Taiwan, DeepSeek ripete la posizione ufficiale di Pechino, definendo l’isola una “parte inalienabile della Cina”.
Chi accede ai nostri dati?
Oltre alla questione della censura, DeepSeek sta alimentando timori sulla gestione dei dati personali degli utenti.
La sua politica sulla privacy chiarisce che le informazioni raccolte sono conservate su server situati nella Repubblica Popolare Cinese e che possono essere utilizzate per “rispettare obblighi legali” o per “proteggere gli interessi pubblici”.
Secondo la legge cinese sull’intelligence nazionale, tutte le aziende sono obbligate a cooperare con le autorità governative, sollevando interrogativi sulla riservatezza delle informazioni inserite dagli utenti nella piattaforma.
Michael Wooldridge, professore di intelligenza artificiale all’Università di Oxford, ha espresso preoccupazioni significative: “Non consiglierei di inserire nulla di sensibile, personale o privato su questa piattaforma. Non si sa dove vanno a finire i dati”.
Dame Wendy Hall, membro dell’organo consultivo delle Nazioni Unite sull’IA, ha aggiunto: “Le aziende tecnologiche cinesi sono soggette alle regole del governo su cosa si può e non si può dire”.
Sebbene DeepSeek rappresenti una indiscutibile svolta tecnologica, i suoi limiti in termini di trasparenza e gestione dei dati ne mettono in discussione l’adozione su larga scala.
Ma qualcuno s’aspettava qualcosa di diverso?


