I titoli del settore tecnologico, e in particolare quelli legati ai semiconduttori, ieri hanno vissuto una nuova ondata di vendite in Borsa, aprendo la settimana in profondo rosso.
A innescare la tempesta è stata l’estensione dei dazi annunciati dal presidente Donald Trump, che ha colpito alcuni dei principali paesi asiatici coinvolti nella produzione e nell’assemblaggio di componenti elettronici.
Taiwan e Cina, ma anche altri hub strategici del continente, si sono ritrovati nel mirino della nuova offensiva commerciale americana, suscitando l’immediata reazione dei mercati.
Trump alza il tiro, Pechino risponde
La settimana scorsa, Trump ha annunciato una tariffa del 32% sui prodotti taiwanesi e del 34% su quelli cinesi. Una mossa che ha innescato una risposta immediata da parte di Pechino, che ha replicato con un dazio speculare del 34% su beni statunitensi.
Taiwan, invece, ha scelto una linea più diplomatica: il presidente Lai Ching-te ha dichiarato che il suo governo non intende reagire in modo simmetrico, preferendo aprire un canale negoziale con Washington per contenere l’impatto delle tariffe.
Le reazioni dei mercati non si sono fatte attendere. Già a fine della scorsa settimana avevano iniziato a sbandare, ma il crollo si è aggravato ieri.
Solo negli Stati Uniti sono andati in fumo 6.600 miliardi di dollari di capitalizzazione, colpendo duramente i titoli di tutti i settori, con particolare accanimento su quello tech. I semiconduttori hanno guidato le perdite, prolungando la serie negativa.
I colossi dei chip accusano il colpo
Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il più grande produttore di chip su commissione al mondo, ha chiuso in calo del 10%. Stessa sorte per Tokyo Electron, produttore giapponese di apparecchiature per la fabbricazione di chip.
Anche SK Hynix, azienda sudcoreana specializzata in memorie e fornitore di Nvidia, ha perso il 9,6%.
In Europa, ASML Holding – colosso olandese delle apparecchiature per semiconduttori – è scesa di oltre il 4%, mentre la rivale ASM International ha subito una flessione analoga.
In Germania, Infineon Technologies ha lasciato sul campo quasi il 6%, mentre STMicroelectronics, che rifornisce aziende come Apple, Samsung Electronics e Tesla, ha perso oltre il 3%.
Anche Wall Street trema
Il nervosismo ha contagiato anche il pre-market americano, dove Nvidia ha segnato un calo del 2%, mentre Intel ha perso il 2,6%. Si tratta di due protagonisti centrali nella corsa all’intelligenza artificiale, un settore che potrebbe risentire pesantemente delle nuove barriere commerciali.
Gli investitori temono che i dazi possano generare un effetto domino: l’aumento dei prezzi dei chip potrebbe ridurre la domanda di elettronica, qualora i produttori decidessero di trasferire i costi aggiuntivi sui consumatori.
Ma a preoccupare di più è l’impatto sulle strategie di sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Come osservano gli analisti di Wedbush in una nota ai clienti, “il commercio legato alla rivoluzione dell’IA rischia di rallentare sensibilmente a causa di questi dazi assurdi, che vanno urgentemente negoziati per riportarli su livelli realistici”.


