I dazi di Trump sono stati dichiarati illegali: “Il presidente non ha l’autorità di imporli”

da | 30 Ago 2025 | Politica, Tech War

Illustrazione: chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

Il cuore della politica economica di Donald Trump, i dazi doganali sulle importazioni da decine di Paesi, è finito di nuovo nel mirino della giustizia americana.

Una corte federale d’appello ha stabilito che il presidente degli USA non ha l’autorità legale per imporre quelle tariffe, decretando che l’uso della legge del 1977 sull’emergenza economica internazionale (IEEPA, che sta per International Emergency Economic Powers Act) è stato improprio.

Si tratta di una norma concepita per rispondere a minacce alla sicurezza nazionale, in particolare per imporre sanzioni economiche e non per introdurre nuove politiche commerciali. Nelle parole dei giudici, “in assenza di una valida delega da parte del Congresso, il Presidente non ha l’autorità di imporre tasse”.

Ma i dazi restano in vigore

La decisione non ha però effetti immediati. I dazi restano infatti in vigore, almeno fino a quando la Casa Bianca non porterà la questione davanti alla Corte Suprema.

La procuratrice generale Pam Bondi ha confermato che il Dipartimento di Giustizia presenterà ricorso. Trump, come prevedibile, non ha perso tempo a trasformare la vicenda in un atto politico: su Truth Social ha attaccato i giudici parlando di una “corte d’appello altamente partigiana” e avvertendo che “se questi dazi venissero mai eliminati, sarebbe un disastro totale per il Paese”.

In un altro passaggio ha rilanciato il suo messaggio chiave: “Gli Stati Uniti non tollereranno più enormi deficit commerciali e barriere imposte da altri Paesi, amici o nemici”.

Il punto più delicato della vicenda riguarda però il destino dei miliardi di dollari già incassati attraverso le tariffe. La corte d’appello ha rimandato a un tribunale inferiore la decisione su eventuali rimborsi alle aziende che hanno pagato i dazi.

Se i giudici dovessero imporre un rimborso generalizzato a tutte le imprese, e non solo a chi ha fatto causa, si tratterebbe di un autogol clamoroso per la Casa Bianca, costretta a restituire somme ingenti e a riconoscere di aver basato la propria politica su fondamenta giuridiche traballanti.

La difesa di Trump e le obiezioni degli economisti

Trump continua a sostenere che i dazi siano la risposta necessaria a decenni di pratiche commerciali scorrette che hanno impoverito l’industria manifatturiera americana. Ha promesso che le tariffe inaugureranno una nuova “età dell’oro” per le fabbriche statunitensi.

Ma i numeri raccontano altro: i posti di lavoro manifatturieri negli Stati Uniti calano dal 1979, soprattutto per effetto dell’automazione. La maggior parte degli economisti avverte che i dazi non potranno invertire questa tendenza e che, al contrario, stanno già producendo costi più alti per le aziende che dipendono da componenti importati e per i consumatori.

L’inflazione, in alcuni settori, ha iniziato a salire proprio a causa delle tariffe, mentre il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento. In altre parole, le misure volute dal presidente stanno colpendo anche quella classe media che Trump dice di voler proteggere.

La battaglia politica e i prossimi scenari

Nonostante queste obiezioni, il presidente insiste sulla legittimità politica e giuridica della sua strategia. “Se i dazi cadessero, distruggerebbero letteralmente gli Stati Uniti d’America”, ha ribadito, alzando ulteriormente i toni. Una retorica che mira a trasformare la questione legale in un referendum politico sulla sua leadership.

La Casa Bianca, nel frattempo, potrebbe cercare vie alternative per mantenere in piedi la politica tariffaria, ad esempio ricorrendo a leggi già usate per introdurre tariffe su acciaio, alluminio e automobili.

Resta però l’incertezza: l’esito della battaglia legale determinerà se i dazi, cardine del trumpismo economico, sopravviveranno o finiranno archiviati come un esperimento fallito.

Quel che è certo è che, al di là dei tecnicismi giuridici, questa partita ha già avuto effetti tangibili su imprese e cittadini americani. E il rischio paventato di un maxi-rimborso alle aziende che hanno pagato le tariffe potrebbe trasformare una bandiera politica in un boomerang finanziario per il presidente.

POTREBBE INTERESSARTI

Jensen Huang Nvidia
, , • ⏱ 3 min

Trump porta Huang a Pechino: gli H200 sono approvati ma la Cina non li compra

Gli Stati Uniti hanno dato il via libera ma la Cina blocca i propri acquirenti. E nel mezzo c’è Nvidia, che ha visto la propria quota di mercato cinese...
Trump USA Xi Jinping Cina
, , • ⏱ 4 min

Trump e Xi parlano di IA, ma il dialogo resta difficile

A Pechino l’intelligenza artificiale entra per la prima volta nell’agenda bilaterale USA-Cina. Le aspettative però sono basse: troppa rivalità, troppa...
Fairwater IA data center Microsoft compute tax
, • ⏱ 4 min

La “compute tax”: ecco perché si torna a parlare di tassare l’IA

Tra redistribuzione e fuga di capitali, il dibattito sulla tassazione dell’IA scalda la campagna elettorale americana.

bastian nominacher celonis
• ⏱ 3 min

“Valori europei” contro “scatole nere”: Celonis sfida Palantir

L’azienda tedesca di process mining entra nel Cabinet Office britannico e si posiziona come alternativa sovrana al gruppo di Peter Thiel.

Pentagono SpaceX
, • ⏱ 3 min

Il Pentagono stringe accordi con le principali aziende di IA. Tranne Anthropic

Le intese con Microsoft, Amazon e Google includono limiti su armi autonome e sorveglianza. Ma queste tutele valgono solo per gli americani: per tutti gli altri, europei...
charles lieber
, • ⏱ 4 min

La ‘spia’ Charles Lieber apre un laboratorio a Shenzhen di interfacce cervello-computer

Il neuroscienziato spia, condannato per i suoi legami con Pechino, dirige ora il principale istituto cinese sulle interfacce cervello-computer. Con accesso a tecnologie...
Sundar Pichai Google Apple
, • ⏱ 4 min

Il Pentagono ‘arruola’ Google: Gemini entra nei sistemi militari classificati

L’accordo da 200 milioni include l’uso di Gemini per “qualsiasi scopo governativo lecito”, la stessa formula già usata con OpenAI e xAI. E sulla...
Huawei Flex:ai
, • ⏱ 3 min

DeepSeek V4 fa esplodere la domanda di chip Huawei in Cina

L’ottimizzazione di V4 per i chip Ascend 950 non è solo una scelta tecnica: è un segnale politico di Pechino verso gli Stati Uniti.

hua hong
• ⏱ 3 min

Washington blocca i macchinari americani verso il secondo produttore di chip cinese

Il Dipartimento del Commercio ferma le forniture di Lam Research, Applied Materials e KLA verso Hua Hong. Nel mirino il progetto di chip avanzati sviluppato con il...
Manus
, • ⏱ 3 min

La Cina blocca l’acquisizione di Manus (che è già stata conclusa)

La Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma ha ordinato l’annullamento dell’operazione. Ma dipendenti, capitali e dirigenti sono già in Meta da...
Share This