I data center americani dovranno dire quanta energia consumano

by | 16 Apr 2026 | Legal, Politica

Elizabeth Warren, senatrice democratica del Massachusetts. | Foto: Gage Skidmore/Wikimedia Commons
Riassunto IA
  • L’EIA avvierà rilevamenti obbligatori sui consumi energetici dei data center americani, avviando due indagini pilota in sei stati con completamento previsto entro settembre.
  • I consumi dei data center sono finora classificati come informazione commerciale riservata; la pressione bipartisan dei senatori Warren e Hawley ha accelerato l’iniziativa federale.
  • Il sondaggio presenta lacune metodologiche rilevanti: domande asimmetriche per sede e scelta lasciata alle aziende su quale impianto rendicontare; i tempi del censimento nazionale restano indefiniti.
Tempo di lettura: 3 minuti

Per anni, i consumi energetici dei data center americani sono stati trattati come segreto industriale. Nessun obbligo di rendicontazione pubblica, nessuna rilevazione sistematica da parte delle autorità federali.

Un settore cresciuto a ritmo accelerato, trainato dall’espansione dell’IA, ha finora avuto la facoltà di non dire quanta corrente stia assorbendo dalla rete. Ora però qualcosa si sta muovendo.

L’Energy Information Administration, l’agenzia federale statunitense per la statistica energetica, ha comunicato a due senatori che intende sviluppare una rilevazione obbligatoria sui consumi dei data center.

La notizia arriva da una lettera ottenuta da WIRED, firmata dal direttore dell’EIA Tristan Abbey. Non si tratta ancora di un regolamento in vigore ma di un percorso avviato: due indagini pilota in sei stati, con l’obiettivo di costruire entro fine anno la base metodologica per un censimento nazionale.

È un primo passo. Ma è il primo passo concreto che il governo federale americano compie in questa direzione.

Bollette, opinione pubblica e pressione bipartisan

La spinta è arrivata sia dal basso, che dalla politica. A fine marzo, i senatori Elizabeth Warren (democratica) e Josh Hawley (repubblicano) hanno inviato una lettera congiunta all’EIA chiedendo di raccogliere dati sistematici su un’industria che consuma quantità crescenti di energia.

La natura bipartisan della richiesta non è un dettaglio secondario: segnala che il tema dei consumi energetici dei data center ha smesso di essere appannaggio della sinistra ambientalista e si è trasformato in una questione concreta per l’elettorato trasversale, a partire dalle bollette.

“Gli americani meritano di sapere quanta energia si stanno divorando i data center e cosa sta facendo questo alle loro bollette,” ha dichiarato Warren a WIRED. “Il sondaggio obbligatorio dell’EIA è un primo passo importante verso la responsabilizzazione dei data center, ma le persone stanno soffrendo adesso.”

L’amministrazione Trump, nel frattempo, ha invitato gli operatori a proteggere i consumatori dai rincari. Un obiettivo condivisibile sulla carta, peccato che le soluzioni adottate dal settore rischino di spostare il problema più che risolverlo.

La generazione privata di energia

Per sottrarsi alla rete pubblica, e ai costi e ai vincoli regolatori che ne derivano, molti sviluppatori di data center si stanno dotando di impianti di generazione propria, alimentati prevalentemente a gas.

È il modello “behind-the-meter”, traducibile in “dietro il contatore”: la centrale non transita dalla rete elettrica nazionale, quindi sfugge a una parte dei controlli ordinari. L’impatto ambientale, però, non sparisce. Si trasferisce sul territorio locale: aria, suolo, comunità.

Il caso più emblematico è emerso martedì scorso. La NAACP, la principale organizzazione per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti, ha depositato un’azione legale contro xAI, la società di Elon Musk, sostenendo che il suo data center in Mississippi stia operando turbine a gas senza permesso, inquinando la comunità circostante. È la prima causa legale pubblica di questo tipo contro un operatore di IA.

Data center: cosa rileva il sondaggio?

La prima tornata di rilevamenti pilota coinvolge 196 aziende in tre aree ad alta concentrazione di data center: Texas, stato di Washington e la regione metropolitana di Washington DC e Virginia del Nord. Una seconda tornata coprirà almeno altri tre stati. Abbey prevede che entrambi i pilota siano completati entro settembre, dopodiché l’agenzia inizierà a sviluppare il sondaggio obbligatorio nazionale.

Le informazioni raccolte comprendono i consumi annuali di elettricità, la generazione privata “dietro il contatore”, i sistemi di raffreddamento e l’efficienza energetica degli impianti informatici. Un quadro potenzialmente utile, con alcune lacune che però vale la pena segnalare.

Il sondaggio non sottopone tutti i partecipanti alle stesse domande e le metriche vengono calibrate in base alla sede. Alle aziende viene chiesto di scegliere autonomamente quale dei propri impianti inserire nella rilevazione.

L’EIA non ha spiegato a WIRED né i criteri di questa selezione né quando preveda di avviare la seconda tornata di pilota o il sondaggio nazionale. È una trasparenza a metà, per un’iniziativa nata proprio per portare trasparenza.

Un modello da osservare anche in Europa

Il problema dell’opacità energetica dei data center non è esclusivamente americano. In Europa, la direttiva sull’efficienza energetica prevede già obblighi di rendicontazione per gli impianti sopra una certa soglia, ma l’applicazione resta disomogenea tra gli stati membri. In Italia, ad esempio, il tema è ancora largamente sottotraccia, nonostante la crescita degli investimenti in infrastrutture digitali sul territorio nazionale.

L’iniziativa dell’EIA, pur con tutti i suoi limiti procedurali, stabilisce un precedente rilevante: i data center non possono più sottrarsi indefinitamente alla rendicontazione pubblica sui propri consumi.

Quando il sondaggio obbligatorio nazionale prenderà forma, sarà un punto di riferimento anche per chi, in Europa, sta cercando di costruire strumenti analoghi.

Fonti: Wired, TechCrunch

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