Nelle ultime settimane abbiamo più volte scritto del fatto che colossi tecnologici come Amazon, Meta e Microsoft stanno guardando con sempre maggiore interesse all’energia nucleare come fonte di alimentazione per i propri data center.
Questo interesse nasce dall’aumento esplosivo della domanda di energia, alimentata dalla crescita dell’AI e dei servizi di cloud computing, che richiede una fonte stabile e a basso impatto ambientale per i data center iperscalari.
Tuttavia, Amazon e Meta hanno ricevuto in queste ore un brusco stop alla loro espansione in questa direzione a seguito di recenti decisioni dei regolatori statunitensi.
La Federal Energy Regulatory Commission (FERC), che sovrintende alla rete elettrica e del gas negli Stati Uniti, ha infatti rifiutato una richiesta avanzata da Amazon in collaborazione con Talen Energy Corp., società che gestisce la centrale nucleare di Susquehanna in Pennsylvania.
L’accordo mirava a deviare una parte dell’energia della centrale direttamente verso un data center iperscalare di Amazon, ma la FERC ha bloccato il progetto per timori riguardanti l’impatto sulla stabilità della rete e sui costi per i consumatori locali.
Una battuta d’arresto significativa
La decisione rappresenta un duro colpo per una strategia che stava guadagnando terreno tra i fornitori di energia e i grandi clienti tecnologici: l’idea che i data center, a causa delle loro crescenti esigenze di energia, possano ottenere un accesso diretto alle centrali esistenti per evitare anni di attesa per nuove costruzioni.
Questa soluzione avrebbe permesso ai cosiddetti “hyperscaler”, i più grandi sviluppatori di data center, di bypassare la rete pubblica e di usufruire di un’alimentazione dedicata, teoricamente più affidabile.
I piani di Meta per un centro dati AI accanto a una centrale nucleare sono stati frenati da un intoppo diverso ma altrettanto significativo: la presenza di una specie rara di ape nell’area destinata alla costruzione.
Nonostante il progetto fosse considerato particolarmente interessante per il risparmio energetico, le normative ambientali in tema di biodiversità si sono dimostrate un ulteriore ostacolo.
E con la miniera di litio del Nevada che rischia di saltare per tutelare una varietà locale di grano saraceno, non dobbiamo stupirci se deregulation diverrà un termine gettonato con la prossima amministrazione politica.
L’energia nucleare come soluzione all’era dell’AI?
Le ambizioni di Amazon e Meta di rivolgersi all’energia nucleare, dicevamo, sono alimentate dalla rapida crescita dell’intelligenza artificiale e dalla conseguente richiesta energetica, pari ormai a quella di intere città.
La co-locazione dei data center accanto alle centrali nucleari rappresenta, per i giganti tecnologici, una risposta strategica alla necessità di energia continua e senza emissioni di CO₂.
Constellation Energy Corp., il principale produttore nucleare statunitense, ha subito il colpo più duro in termini finanziari, con un calo del valore delle azioni dell’11% subito dopo la decisione della FERC, nonostante una performance trimestrale superiore alle aspettative.
L’amministratore delegato Joe Dominguez ha comunque definito questa battuta d’arresto come temporanea, sottolineando che i giganti tech sono disposti a finanziare direttamente la costruzione di nuove linee di trasmissione e centrali nucleari pur di accelerare i tempi.
Implicazioni a lungo termine: un settore in stallo
La FERC, nel bloccare l’accordo Amazon-Talen, ha evidenziato questioni tecniche più che di policy generale: il rischio che un accordo di questo tipo possa sottrarre energia alla rete pubblica e aumentare i costi per le utenze domestiche e aziendali.
Tuttavia, il presidente della FERC, Willie Phillips, ha riconosciuto che l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità unica per la sicurezza e l’economia degli Stati Uniti, aprendo uno spiraglio a futuri accordi, sebbene appaiano necessarie regolamentazioni specifiche e trasparenti.
Rimane comunque chiaro che, nonostante le complessità regolatorie, il settore energetico vede nell’AI una spinta senza precedenti alla crescita della domanda elettrica, in particolare per l’energia nucleare, capace di garantire forniture continue.
In Pennsylvania, Microsoft sta già finanziando la riattivazione della centrale di Three Mile Island, un progetto supportato da un accordo a lungo termine che lo rende indipendente dalla rete pubblica, a differenza dei progetti di Amazon e Meta.
Verso una nuova era energetica o un’impasse?
Le recenti decisioni della FERC hanno generato incertezza tra i grandi attori tecnologici. Se da un lato il nucleare resta una delle poche opzioni energetiche su cui i data center possono fare affidamento, dall’altro l’attuale struttura normativa limita la possibilità di accordi diretti, creando attriti tra la velocità di sviluppo tecnologico e i lunghi tempi dell’infrastruttura energetica.
Secondo gli analisti, Amazon potrebbe ristrutturare il proprio accordo con Talen Energy per cercare soluzioni commerciali che siano in linea con le normative, e lo stesso vale per Meta. Tuttavia, queste modifiche richiederebbero tempo e potrebbero generare costi imprevisti.
L’intervento della FERC segna quindi un punto di riflessione per il settore, ma lascia aperta la possibilità di sviluppi futuri in cui la tecnologia e l’energia possano convergere senza sacrificare l’efficienza o la stabilità della rete elettrica.


