Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha rivelato che entro 6-12 mesi i modelli di intelligenza artificiale saranno in grado di scrivere da soli il proprio codice e dunque di migliorarsi autonomamente, innescando un loop di auto-sviluppo sempre più veloce.
“Ho ingegneri in Anthropic che mi dicono: non scrivo più codice. Lascio che sia il modello a scriverlo”, ha dichiarato Amodei a Davos, descrivendo quello che gli esperti di AI safety chiamano recursive self-improvement: ossia il momento in cui l’IA smette di essere uno strumento e diventa un processo autonomo che si auto-alimenta.
Il paradosso è che Anthropic è nata proprio per creare un’IA “sicura”, e scongiurare gli scenari catastrofici paventati da Geoffrey Hinton e altri pionieri del settore. Eppure oggi il suo CEO ammette candidamente di stare innescando il meccanismo che doveva prevenire.
Dietro ogni discorso sulla sicurezza c’è infatti una gara feroce tra OpenAI, Google DeepMind, Anthropic, Meta e xAI. E in quella gara, chi rallenta perde. Ne parliamo nell’editoriale di oggi che potete leggere liberamente sul canale Substack di TechTalking.


