Il recente crollo dei mercati azionari americani non sarebbe colpa delle politiche economiche del presidente Donald Trump, ma piuttosto dell’emergere di nuove tecnologie cinesi e delle aspettative degli investitori.
A sostenerlo è Scott Bessent, attuale segretario al Tesoro e figura centrale della nuova amministrazione, intervistato dal commentatore conservatore Tucker Carlson.
“A chi pensa che questo calo sia tutto colpa delle politiche economiche del presidente, posso dire che è iniziato con l’annuncio dell’intelligenza artificiale cinese DeepSeek”, ha dichiarato Bessent, riferendosi al lancio di un modello AI da parte di una start-up di Pechino che ha destabilizzato i mercati a fine gennaio.
L’IA DeepSeek, sviluppata a costi nettamente inferiori rispetto agli standard di mercato, ha provocato un crollo record in Borsa, con la sola Nvidia – colosso dei chip e appartenente ai cosiddetti “Magnifici 7” – che ha perso quasi 600 miliardi di dollari in un solo giorno.
“Se dovessi analizzarlo con il mio vecchio cappello da investitore – e sarà l’unica volta che lo farò – direi che si tratta più di un problema dei Mag 7 che di un problema Maga”, ha spiegato Bessent, richiamando da un lato il gruppo di titoli tech ad alte prestazioni (Mag 7), e dall’altro lo slogan politico trumpiano “Make America Great Again”.
Chi è Bessent
Prima di entrare nell’amministrazione, Bessent ha diretto un hedge fund, esperienza che a suo avviso gli consente di leggere l’andamento dei mercati in questo modo. Proprio il suo background finanziario sembra aver rafforzato la sua convinzione che l’attuale volatilità derivi più dai grandi nomi della tecnologia che dalla Casa Bianca.
Va però ricordato che nonostante il tonfo iniziale a gennaio, l’indice S&P 500 aveva recuperato rapidamente terreno, raggiungendo a metà febbraio nuovi massimi storici.
Ma dalla fine dello stesso mese, le cose sono cambiate: un sondaggio tra i consumatori americani ha mostrato un netto peggioramento delle aspettative economiche, alimentato dai timori che la spinta di Trump sui dazi potesse far esplodere l’inflazione.
Da lì è iniziato un nuovo ciclo ribassista, che ha portato l’S&P a perdere quasi il 14 per cento, cancellando oltre 10mila miliardi di dollari di valore dal mercato azionario.
Il recente annuncio da parte di Trump di un dazio globale minimo del 10 per cento – con aliquote più alte per decine di Paesi – ha ulteriormente agitato le acque, ma Bessent ha minimizzato le reazioni dei mercati.
“Abbiamo una politica di dollaro forte e stiamo mettendo in campo tutti gli ingredienti necessari per garantire che il dollaro resti forte nel lungo periodo”, ha detto, ribadendo che solo lui e il presidente parlano ufficialmente a nome del governo in materia di valuta.
Nel frattempo, il dollaro ha perso quasi il 6 per cento del suo valore rispetto alle principali valute dei partner commerciali da quando Trump ha giurato per il suo secondo mandato, il 20 gennaio scorso.
Una lettura del crollo che non convince
Le dichiarazioni di Bessent rischiano di far storcere più di un naso tra i colossi della tecnologia. Soprattutto perché, pur senza nominarli uno a uno, li addita chiaramente come i principali responsabili del crollo in Borsa.
Dire che “è un problema dei Mag 7” significa, in sostanza, attribuire loro un ruolo destabilizzante per i mercati. Dubitiamo però che aziende come Nvidia, Apple, Microsoft e Alphabet accolgano di buon grado il fatto di essere trasformate nel capro espiatorio ufficiale dell’amministrazione.
Anche perché Bessent non si limita a una lettura tecnica, ma sposta volutamente l’attenzione dai dazi di Trump alle dinamiche tecnologiche, con una mossa chiaramente politica.
In più, il riferimento a DeepSeek può essere interpretato come una provocazione implicita: se una start-up cinese riesce a spostare da sola 600 miliardi di dollari di capitalizzazione, allora i “Magnifici” non sembrano poi così magnifici.
Insomma, quella di Bessent è una dichiarazione che politicamente difende Trump, ma che economicamente getta un’ombra pesante su chi ha trainato Wall Street negli ultimi anni.
Eppure, non è trascorso molto tempo da che i CEO di Big Tech posavano insieme al neoeletto Presidente degli USA, il giorno del suo insediamento…


