Il personale militare statunitense presso lo Space Command di Colorado Springs ha monitorato attentamente il satellite Cosmos 2553 fin dal suo ingresso in orbita.
Immersi nella luce blu dei loro schermi, seguono costantemente le attività nello spazio: costellazioni satellitari, lanci imminenti e operazioni quotidiane dei sistemi spaziali che ormai regolano la vita moderna.
Ma Cosmos 2553 è diverso.
Il pericolo nell’orbita cimitero
Il misterioso satellite russo, che scopriamo grazie al New York Times (e con un articolo esteticamente superbo), orbita intorno alla Terra ogni due ore in una regione nota come “orbita cimitero”, dove si trovano solo altri dieci satelliti, tutti non operativi da anni.
Questa zona è poco frequentata perché si trova all’interno delle fasce di Van Allen, aree di intensa radiazione che circondano il pianeta.
Mosca sostiene che Cosmos 2553 sia lì per testare “strumenti e sistemi di bordo di nuova concezione” contro le radiazioni. Secondo funzionari statunitensi, invece, il satellite sta sperimentando componenti di un’arma in via di sviluppo, capace di distruggere centinaia, se non migliaia, di satelliti.
Pur non essendo armato, Cosmos 2553 trasporta una testata fittizia, un dettaglio questo rivelato per la prima volta. Sebbene non rappresenti un pericolo imminente, gli ufficiali avvertono che potrebbe anticipare un’arma senza precedenti.
Invisibili eppure vitali
I satelliti controllano sempre più le attività della nostra vita quotidiana. Dalla distribuzione di carburante agli scambi finanziari, fino alle previsioni meteo, dipendiamo dai loro segnali satellitari.
Negli ultimi cinque anni sono stati lanciati più satelliti che nei sei decenni precedenti, alimentando una crescita esponenziale nel settore delle comunicazioni, dell’osservazione terrestre e di altri servizi. La maggior parte si trova in orbita terrestre bassa, entro 2000 chilometri dalla superficie.
Gli analisti dell’intelligence statunitense non hanno ancora determinato quale regione dello spazio potrebbe essere minacciata da una possibile arma russa. Anche perché una detonazione nucleare nello spazio non avrebbe un impatto localizzato, come un attacco missilistico, ma sarebbe indiscriminata, coinvolgendo i satelliti di tutte le nazioni.
Se il Cremlino decidesse di usare un’arma simile, soprannominata “Sput-nuke”, le conseguenze potrebbero sconvolgere le operazioni spaziali militari americane e influire sulla vita di milioni di persone nel mondo.
La corsa allo spazio
Un tempo un dominio prevalentemente pacifico, lo spazio è oggi percepito come un possibile teatro di conflitto globale.
Un’arma nucleare spaziale sarebbe solo una delle numerose tecnologie sviluppate o già in uso da Russia, Cina e Stati Uniti.
Tutte e tre le nazioni hanno testato missili in grado di colpire sistemi spaziali dalla superficie e dispongono di laser, disturbatori di segnali e altri dispositivi per interferire con le operazioni spaziali.
La Russia ha anche schierato satelliti “matrioska” che contengono al loro interno satelliti più piccoli e armati, mentre Cina e Stati Uniti hanno dimostrato la capacità di utilizzare satelliti dotati di braccia robotiche per spostare altri dispositivi.
Sebbene queste tecnologie sembrino uscite da un romanzo di fantascienza, nulla si avvicina al potenziale distruttivo di un’arma nucleare nello spazio, capace di eliminare interi gruppi di satelliti in un colpo solo e di riportare la nostra società indietro di decenni.
Cosmos 2553 e la necessità di nuove regolamentazioni
Con l’aumento del rischio di conflitti spaziali, gli accordi internazionali per prevenire azioni militari nello spazio sono sorprendentemente pochi e datati.
I principali trattati, come il Limited Test Ban Treaty del 1963 e il Trattato sullo Spazio Esterno del 1967, vietano rispettivamente i test nucleari nello spazio e il posizionamento di armi di distruzione di massa in orbita. Entrambi, però, mostrano la loro inadeguatezza di fronte alla nuova generazione di armi.
Il programma nucleare anti-satellite della Russia è monitorato dagli Stati Uniti da quasi un decennio, ma non ci sono prove indipendenti a supporto delle accuse relative al Cosmos 2553. Tuttavia, sostiene il New York Times, l’idea stessa di un’arma simile dovrebbe allarmare le oltre 90 nazioni con satelliti in orbita.
La minaccia comunque non si limita alla Russia: qualsiasi nazione dotata di missili balistici e armi nucleari, come la Corea del Nord, potrebbe compromettere i progressi dell’era spaziale con una singola detonazione.
L’amministrazione Trump ha riconosciuto il crescente pericolo della militarizzazione dello spazio con la creazione della Space Force.
Nel prossimo futuro sarà dunque cruciale uno sforzo internazionale per migliorare la gestione del traffico spaziale, aprire nuovi canali di comunicazione con i rivali e rallentare lo sviluppo accelerato di armi spaziali.
Lo spazio è diventato una risorsa indispensabile e qualsiasi atto di guerra oltre la stratosfera, rischia di mettere in pericolo non solo il progresso tecnologico ma anche la stabilità globale.


