In una decisione che potrebbe avere importanti ripercussioni sulla libertà di espressione online e sul ruolo del governo nella moderazione dei contenuti digitali, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato il via libera all’amministrazione Biden per comunicare liberamente con le aziende di social media riguardo alla rimozione di post considerati disinformazione.
Con un voto di 6-3, i giudici hanno annullato le restrizioni precedentemente imposte che limitavano i contatti tra la Casa Bianca e diverse agenzie federali con le piattaforme social. La sentenza arriva in un momento cruciale, con le elezioni presidenziali di novembre all’orizzonte.
Scrivendo per la Corte Suprema, la giudice Amy Coney Barrett ha dichiarato che i giudici non avevano bisogno di risolvere le questioni legate al Primo Emendamento perché i ricorrenti (due stati e cinque dei loro residenti) non avevano legittimità legale per intentare la causa contro il governo federale.
La sentenza ha suscitato reazioni contrastanti. La portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha accolto con favore la decisione, affermando che permetterà all’amministrazione di continuare a lavorare con le aziende tech su “temi critici” come il terrorismo, le campagne di influenza straniera e la sicurezza online dei minori.
D’altra parte, i giudici contrari (Samuel Alito, Clarence Thomas e Neil Gorsuch), hanno espresso forti preoccupazioni. Alito ha avvertito che la sentenza “permette che la coercizione rimanga un modello attraente per i futuri funzionari che vorranno controllare ciò che le persone dicono, sentono e pensano”,
Jess Miers, consigliere senior presso Chamber of Progress, un’organizzazione sostenuta da colossi come Meta e Alphabet, ha sottolineato l’importanza di distinguere tra le decisioni indipendenti di moderazione dei contenuti delle piattaforme e le comunicazioni con gli attori governativi.
Ma nonostante la vittoria legale, resta da vedere quanto attivamente l’amministrazione Biden si impegnerà con le piattaforme social in vista delle elezioni. Il Segretario del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, Alejandro Mayorkas, ha recentemente notato una diminuzione nelle comunicazioni tra governo e aziende tech, attribuendola in parte alla “politicizzazione della minaccia della disinformazione”.
Mentre il dibattito sulla libertà di espressione online e sul ruolo del governo nella lotta alla disinformazione continua, questa sentenza segna un importante punto di svolta.
Resta da vedere come l’amministrazione Biden bilancerà questa nuova libertà con le preoccupazioni sulla censura e l’integrità della libertà d’espressione. Specialmente in un anno elettorale cruciale, specialmente in un periodo in cui la “sicurezza nazionale” è divenuta il più logoro dei paravento, e in cui Democratici e Repubblicani si accusano vicendevolmente di fare disinformazione.


