Negli ultimi tempi, le relazioni tra Stati Uniti ed Europa stanno attraversando momenti di tensione.
Trump ha spesso criticato la NATO, definendola “obsoleta” e mettendo in dubbio l’impegno degli Stati Uniti nella difesa nordatlantica. Inoltre, ha affermato che “la NATO è peggio del NAFTA” e che l’Unione Europea è stata creata per “fregare gli Stati Uniti”.
Aggiungiamo a questo le esternazioni del vicepresidente JD Vance sulla mancanza di democrazia nel nostro continente, i mutati orientamenti dell’attuale amministrazione verso Putin, ed Elon Musk che ventila l’ipotesi di togliere all’Ucraina il supporto di Starlink (poi ritrattata sui social).
Ecco allora spiegate le preoccupazioni europee riguardo alla stabilità delle alleanze tradizionali.
Preoccupazioni cui sono seguite le inevitabili riflessioni sulla necessità di una maggiore autonomia dagli Stati Uniti, non solo in ambito militare ma anche tecnologico. La dipendenza europea da colossi americani come Nvidia, Intel e AMD nel settore dei semiconduttori è ora vista infatti come una vulnerabilità strategica.
La coalizione dei chip
Nove Paesi dell’Unione Europea, tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi, hanno dunque costituito una coalizione per accelerare lo sviluppo dell’industria dei semiconduttori nel nostro continente.
L’obiettivo è presentare proposte concrete entro l’estate per rafforzare la capacità produttiva europea in questo settore cruciale.
Il ministro dell’Economia olandese, Dirk Beljaarts, ha dichiarato che la coalizione sta svolgendo un “lavoro preparatorio per il nuovo Chips Act”, riferendosi a un possibile secondo programma di finanziamento dell’UE per l’industria dei semiconduttori, dopo quello varato nel 2023.
Il precedente Chips Act non ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati ma ha comunque contribuito a evitare un ulteriore declino dell’industria europea, soprattutto di fronte ai massicci programmi di sostegno statale negli Stati Uniti e in Cina.
Un’Europa più reattiva
Una critica frequente è stata la lentezza del processo decisionale, con gli Stati membri che fornivano i finanziamenti e la Commissione europea che approvava i progetti.
Beljaarts ha sottolineato la necessità di un approccio più mirato in questa nuova fase: “Dobbiamo allocare fondi, sia pubblici che privati, per stimolare il settore e garantire che l’effetto a cascata coinvolga anche le piccole e medie imprese”.
Ha inoltre evidenziato che, sebbene l’Europa vanti eccellenze nella ricerca e sviluppo e nella produzione di apparecchiature, con aziende di primo piano come ASML, restano carenze nei settori del packaging dei chip e della produzione avanzata.
Queste lacune sono diventate evidenti dopo la decisione di Intel di abbandonare i piani per la costruzione di una fabbrica all’avanguardia in Germania.
Le aree sensibili
Non abbiamo molte eccellenze europee capaci di competere con le realtà americane e cinesi. L’unica è ASML, una multinazionale olandese specializzata nello sviluppo e nella produzione di macchine per la fotolitografia, utilizzate per produrre chip per computer.
Ne abbiamo scritto più volte e, al momento, è l’unico fornitore al mondo di macchine per la litografia ultravioletta estrema (EUV), necessarie per la produzione dei chip più avanzati.
Un altro fronte sul quale siamo carenti è il “packaging dei chip”, espressione con cui ci si riferisce al processo di racchiudere il circuito integrato in un ‘contenitore’ che ne consenta la connessione con gli altri componenti elettronici.
Da migliorare è anche la cosiddetta “produzione avanzata”, che riguarda l’utilizzo di tecniche e processi all’avanguardia per realizzare chip con prestazioni superiori e dimensioni ridotte.
La coalizione europea sta analizzando la domanda interna dei Paesi membri per rassicurare le aziende che investire nel settore sia vantaggioso.
Beljaarts ha precisato che il nuovo gruppo, formalmente istituito il 12 marzo, non intende mettere in discussione la Commissione europea ma agire come supporto. Da parte sua, la Commissione ha dichiarato di “sostenere con forza” l’iniziativa.
Questa mossa rappresenta un passo significativo verso l’autosufficienza tecnologica dell’Europa, riducendo la dipendenza da fornitori esterni e rafforzando la posizione del continente nel panorama tecnologico globale.
Raggiungere il livello dei rivali extra europei però non è cosa che sia fattibile dall’oggi al domani e, come al solito quando si parla dell’Europa, la sensazione è che la nostra azione giunga tardivamente.


