Il dato arriva dall’ufficio nazionale di statistica cinese, quindi va preso con le dovute cautele, ma i dati che riporta sono meritori della massima attenzione.
Nel primo semestre del 2026 gli utili dei principali produttori cinesi di chip sono cresciuti del 2600% (2579,5 per la precisione) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A spingerli è stata la domanda di potenza di calcolo generata dall’intelligenza artificiale, secondo quanto ha dichiarato Yu Weining, capo statistico del dipartimento industriale del National Bureau of Statistics (NBS).
Un anno prima, nello stesso semestre, gli utili industriali cinesi calavano dell’1,8%. Il confronto misura la distanza fra i due momenti.
Un boom che va oltre i chip
La corsa non ha riguardato soltanto i semiconduttori. Gli utili dell’intera industria elettronica sono saliti del 97% su base annua, e l’elettronica ha funzionato da traino per la crescita degli utili industriali complessivi, aumentati del 18,7% e arrivati a 4.000 miliardi di yuan (circa 518 miliardi di euro).
Nel primo semestre del 2025 quegli stessi utili si erano fermati a 3.400 miliardi di yuan (circa 440 miliardi di euro), in calo dell’1,8%. Va comunque aggiunta una precisazione che l’NBS stesso lascia trasparire: per il primo semestre dell’anno scorso l’ufficio non ha diffuso separatamente i profitti del comparto manifatturiero dei chip, e questo rende il confronto puntuale meno preciso di quanto la cifra da record lasci intendere.
Memoria e logica
Dietro il numero riportato si muovono due mercati con logiche distinte. Il primo è quello della memoria: Shenzhen Longsys Electronics, tra i maggiori produttori cinesi di moduli di memoria, prevede un utile semestrale di centinaia di volte superiore a quello di un anno fa.
Questo mentre il progettista di memorie flash, GigaDevice, stima un balzo del proprio utile netto di oltre dieci volte. Qui a spingere sono l’offerta ridotta e il rialzo dei prezzi, dunque parliamo di dinamiche di mercato.
Il secondo mercato è quello dei chip per l’IA, dove la crescita c’è ma corre a un ritmo più contenuto: Hygon Information Technology, che progetta CPU e unità dedicate al calcolo per l’IA (le deep computing units), prevede utili semestrali in aumento fino a poco più del 50%.
La spinta politica verso l’autosufficienza
La lettura industriale non basta a spiegare l’accelerazione. I produttori nazionali stanno infatti capitalizzando la domanda legata all’IA e insieme la spinta di Pechino verso l’autosufficienza nei semiconduttori, diventata priorità dopo le restrizioni statunitensi sull’export dei chip più avanzati.
È una dinamica che, come abbiamo raccontato, ha rafforzato i campioni domestici invece di frenarli, da Huawei a Cambricon fino a SMIC. Nel frattempo la produzione cinese di circuiti integrati è cresciuta del 23% su base annua nei primi sei mesi, sfiorando i 280 miliardi di unità, mentre l’export è salito sull’onda della costruzione globale di infrastrutture per l’IA.
Va comunque notato che la quota maggiore della crescita arriva dalla memoria, dove a correre sono i prezzi più che i volumi, mentre sui chip per l’IA e sulla logica avanzata, il divario con Stati Uniti e Taiwan non si colma in un solo semestre di utili record.
Il dato fotografa allora un’industria che macina profitti ma non dice ancora quanto di quella corsa sia capacità nuova e quanto rialzo dei listini.
Fonte: South China Morning Post


