Il Ministero del Commercio cinese ha convocato Alibaba, ByteDance e Zhipu per discutere su come impedire che le tecnologie di intelligenza artificiale sviluppate in Cina finiscano in mani occidentali.
Le consultazioni, riferite al Financial Times da due persone coinvolte nelle discussioni, riguardano il trasferimento all’estero dei dati usati per addestrare i modelli e la possibilità che utenti stranieri continuino a scaricarne i pesi.
Per tre anni il controllo delle esportazioni è stato lo strumento con cui Washington ha provato a rallentare Pechino. Ora la Cina valuta di puntarlo nella direzione opposta.
Cosa significa chiudere i pesi
I pesi di un modello sono i numeri che il modello ha imparato durante l’addestramento: chi li scarica se lo ritrova sui propri server e può eseguirlo, modificarlo, riaddestrarlo.
Chi invece vi accede soltanto tramite un’interfaccia usa il modello a distanza, senza mai averlo ‘tra le mani’. La distinzione non è di poco conto perché Pechino sta valutando di mantenere aperto il secondo canale e di chiudere il primo. I clienti stranieri continuerebbero così a usare i servizi cinesi. Smetterebbero invece di ‘portarseli a casa’.
È una revisione di quella che finora è stata la principale arma competitiva cinese. Kimi K3, rilasciato da Moonshot la scorsa settimana, e i modelli di DeepSeek sono open-weight: si scaricano, si personalizzano, si eseguono in locale. Anthropic e OpenAI tengono invece chiusi i loro.
Secondo i benchmark diffusi da Moonshot, K3 supera Claude Opus 4.8 nella maggior parte dei test, pur restando dietro a Fable 5 e a GPT-5.6 Sol. Va detto che quei numeri sono per ora quasi tutti autodichiarati e ottenuti nell’ambiente di sviluppo della stessa Moonshot, in attesa delle prime valutazioni indipendenti.
Il divario con gli Stati Uniti si è comunque ristretto abbastanza da convincere Pechino di avere qualcosa da difendere.
Cina: i chip e le acquisizioni
Il Ministero ha sondato le aziende anche su un’altra ipotesi: impedire ai produttori esteri, TSMC in particolare, di fabbricare chip avanzati partendo da progetti sviluppati da Huawei, Alibaba o ByteDance.
Qui la logica si rovescia rispetto alle restrizioni americane, che colpiscono la capacità produttiva. Pechino guarda al design, cioè alla parte del lavoro che le sanzioni statunitensi non le hanno tolto e su cui ha investito proprio per aggirarle.
Restrizioni sono allo studio anche sull’acquisto dall’estero di gruppi tecnologici strategici, a partire da quelli che lavorano sull’IA agentica.
L’obiettivo è chiudere il varco che ha reso possibile l’acquisizione di Manus da parte di Meta per circa 2 miliardi di dollari, poi bloccata dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, come abbiamo raccontato.
Manus si era trasferita a Singapore nel giugno 2025, aveva chiuso gli uffici cinesi e cancellato i propri account sui social locali. Non è bastato: le autorità hanno ordinato lo smantellamento di un’operazione già perfezionata, stabilendo che spostare la sede non basta a uscire dalla giurisdizione cinese.
Le aziende avvertono: così si rallenta
Le stesse imprese consultate hanno fatto sapere ai regolatori che misure di questo tipo frenerebbero il loro sviluppo e ridurrebbero le possibilità cinesi di vincere la corsa tecnologica.
È l’argomento che Jensen Huang ripete da anni a Washington, sostenendo che i divieti americani rafforzano i concorrenti cinesi invece di indebolirli. E che lo scorso giugno ha trovato un’inattesa sponda dall’altra parte del Pacifico.
Il Dipartimento del Commercio statunitense ha imposto infatti controlli all’export su Fable 5 e Mythos 5, costringendo Anthropic a spegnere i due modelli per tutti i clienti del mondo per oltre due settimane. Nello stesso periodo i laboratori cinesi hanno guadagnato terreno.
Le misure cinesi confluirebbero nella prossima revisione del catalogo delle tecnologie a esportazione vietata o limitata, lo stesso strumento che nel 2025 ha aggiunto le tecnologie per la produzione di batterie agli ioni di litio, dopo i controlli già in vigore sull’estrazione e la lavorazione delle terre rare.
Sarebbe l’aggiornamento più rilevante da anni ma nessuna decisione è stata ancora presa.
Fonte: Financial Times


