La competizione tra Stati Uniti e Cina si sta spostando sempre più in alto, letteralmente. Dopo la corsa ai chip, all’intelligenza artificiale e ai supercomputer quantistici, il nuovo terreno di scontro è la manifattura spaziale. Ossia la capacità di produrre oggetti, materiali e persino farmaci direttamente in orbita.
Si tratta di un obiettivo che promette di ridisegnare le economie del futuro e di consolidare una nuova forma di sovranità tecnologica, quella industriale orbitale. Negli Stati Uniti, la startup Varda Space Industries ha inaugurato nel 2023 la “prima fabbrica spaziale al mondo”, un progetto che gode anche del supporto della US Air Force.
Il suo obiettivo è sperimentare la produzione in microgravità di farmaci e materiali impossibili da realizzare sulla Terra, dove le leggi della fisica pongono limiti alla purezza e alla stabilità di alcune sostanze. Ma ora la Cina è pronta a rispondere.
Il progetto cinese: un modulo gonfiabile
L’Istituto di Meccanica dell’Accademia Cinese delle Scienze ha annunciato una svolta tecnologica che potrebbe cambiare gli equilibri della corsa alla fabbrica orbitale: un modulo spaziale gonfiabile e riconfigurabile, progettato per essere compatto al momento del lancio e poi espandersi in orbita fino a formare un vero e proprio habitat operativo.
“Potremo produrre e fabbricare direttamente nell’ambiente spaziale, raggiungendo uno sviluppo e un utilizzo indipendenti delle risorse dello spazio”, ha dichiarato il direttore del progetto, Yang Yiqiang. L’obiettivo è portare la manifattura spaziale cinese “dalla verifica concettuale alla realizzazione ingegneristica”.
La struttura, composta da materiali compositi ultraflessibili, una struttura portante in acciaio e un rivestimento in fibra di nuova generazione, è stata testata con successo a terra. I risultati, secondo l’istituto, hanno superato le aspettative e aprono la strada a un impiego industriale su larga scala.
Dalla biomedicina ai nuovi materiali
La possibilità di fabbricare in orbita non è solo una curiosità tecnologica ma un potenziale game-changer per diversi settori industriali. In assenza di gravità, è possibile ottenere cristalli più puri, fibre ottiche più stabili, materiali compositi più resistenti e persino biofarmaci più efficaci.
L’Istituto di Meccanica cinese ha indicato che la piattaforma espandibile sarà ideale per la produzione spaziale di biofarmaci, prodotti stampati in 3D e nuovi materiali avanzati. “Chi riuscirà a padroneggiare la capacità di ‘fabbricare’ nello spazio avrà l’iniziativa nello sviluppo economico spaziale di domani”, ha dichiarato l’istituto.
Secondo gli esperti, la riduzione degli effetti gravitazionali migliora la qualità e la stabilità di alcuni prodotti, aprendo la strada alla creazione di telescopi di nuova generazione e antenne radio ultraleggere, elementi cruciali per le future missioni di esplorazione e comunicazione interplanetaria.
La sovranità orbitale e potere tecnologico
Al di là dell’aspetto tecnico, la posta in gioco è strategica. La capacità di costruire e mantenere infrastrutture produttive nello spazio riduce la dipendenza dai lanciatori terrestri e dai rifornimenti da Terra, inaugurando una nuova forma di autonomia industriale. È, in altre parole, una “sovranità orbitale” che potrebbe definire i nuovi equilibri geopolitici del XXI secolo.
Non è però solo una corsa a chi arriverà per primo ma a chi saprà costruire un’economia autosufficiente al di sopra dell’atmosfera terrestre. Un’economia dove l’energia solare, le risorse lunari e le orbite basse diventeranno il terreno di scambio e competizione tra le superpotenze.
Oggi la Cina e gli Stati Uniti guardano allo spazio come al prossimo grande laboratorio industriale. Domani, potrebbe diventare la più ambita zona economica speciale dell’intero pianeta.
Fonte: South China Morning Post


