Un impianto per la fusione nucleare di dimensioni superiori a quello statunitense potrebbe rivoluzionare le capacità tattiche della Cina.
Le immagini satellitari hanno infatti rivelato la costruzione segreta di un sito di ricerca a Mianyang, nel sud-ovest del Paese. La struttura, secondo gli esperti, è circa il 50% più grande del National Ignition Facility (NIF) degli Stati Uniti, attualmente il più grande laboratorio di fusione a confinamento inerziale al mondo.
Il nuovo impianto, individuato dall’analisi di Decker Eveleth, ricercatore del centro studi CNA Corp, presenta quattro “bracci” che ospiteranno le baie laser e una baia centrale per gli esperimenti.
Al suo interno, gli isotopi di idrogeno verranno compressi e fusi mediante potenti laser, in un processo che simula le reazioni energetiche del Sole.
La fusione nucleare, il “Santo Graal” dell’energia pulita
Questa tecnologia rappresenta una delle frontiere più ambiziose della ricerca energetica.
Attraverso la fusione di isotopi di idrogeno, questa tecnologia potrebbe fornire energia abbondante e priva di emissioni, eliminando la dipendenza dai combustibili fossili. “Si tratta del Santo Graal dell’energia pulita”, sottolineano gli esperti del settore.
Se il nuovo impianto cinese riuscisse a ottenere progressi significativi, potrebbe dare un impulso decisivo alla ricerca sulla fusione, con ricadute enormi per il settore energetico globale.
Immancabilmente, però, il progetto solleva anche interrogativi di natura militare.
Verso una nuova corsa agli armamenti?
Oltre agli usi civili, gli impianti di fusione laser possono avere importanti implicazioni militari.
Grazie a esperimenti condotti in queste strutture, questa è la tesi di alcuni ricercatori, i Paesi dotati di arsenali nucleari possono migliorare i loro armamenti.
Questo perché eviterebbero di violare il Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT), che proibisce i test atomici reali ma non la ricerca teorica o sperimentale su nuove configurazioni di testate.
Gli Stati Uniti osservano da tempo con preoccupazione l’espansione delle capacità nucleari cinesi.
E il nuovo impianto di Mianyang sorge nello stesso sito individuato nel 2020 dal governo americano, che aveva segnalato un aumento delle infrastrutture dedicate allo sviluppo delle armi nucleari in quella regione.
La corsa globale alla fusione
Nonostante queste incognite, la Cina è all’avanguardia nella ricerca sulla fusione. Il suo reattore sperimentale EAST, noto come “Sole artificiale”, ha recentemente battuto un record mantenendo una temperatura al plasma di oltre 100 milioni di gradi Celsius per 1006 secondi.
Anche gli Stati Uniti continuano a investire nella fusione nucleare: il Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) ha recentemente sviluppato la sorgente di raggi X più luminosa al mondo per migliorare la ricerca nel settore.
Resta da vedere se il nuovo impianto di Mianyang sarà destinato esclusivamente alla ricerca energetica o se diventerà un tassello della crescente competizione tecnologica tra Cina e Stati Uniti.
Quel che è certo è che la fusione nucleare resta al centro di una corsa scientifica e geopolitica dal potenziale rivoluzionario.


