La Cina usa più robot che nel resto del mondo (messo insieme)

by | 29 Set 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

In Cina oggi operano più robot che nel resto del mondo messo insieme. Non è solo un primato statistico ma il segno di una trasformazione industriale che ha pochi precedenti nella storia moderna.

Il Paese è infatti diventato la capitale mondiale della robotica, fondendo politiche pubbliche, capitali e innovazione tecnologica in un progetto di lungo periodo.

Secondo i dati della Federazione Internazionale di Robotica, nel 2023 le fabbriche cinesi hanno installato quasi 300.000 nuovi robot industriali, più di tutti gli altri Paesi messi insieme.

In totale, i robot operativi nelle linee produttive del gigante asiatico superano ormai i due milioni. A titolo di confronto, gli Stati Uniti si fermano a 34.000 installazioni annuali.

Robot che saldano, artigli che sollevano

La robotica industriale è ormai il cuore pulsante della manifattura cinese. Si va dai grandi macchinari in grado di saldare componenti di automobili fino a bracci meccanici e artigli che spostano e sollevano pacchi sui nastri trasportatori.

Un ecosistema variegato che ha cambiato il volto delle fabbriche, riducendo il fabbisogno di manodopera e ridefinendo i ruoli degli operai.

Non si tratta solo di usare più robot ma anche di produrli in casa. Fino a pochi anni fa la Cina importava più robot di quanti ne producesse; nel 2023, invece, quasi tre quinti delle nuove installazioni sono state realizzate con robot fabbricati localmente.

La quota cinese sul mercato globale è cresciuta dal 25% al 33% in un solo anno, mentre il Giappone, storico leader del settore, è sceso dal 38% al 29%.

La strategia “made in china 2025”

La svolta di cui scriviamo non è casuale. Già nel 2015 Pechino aveva incluso la robotica tra le priorità del piano “Made in China 2025”, volto a ridurre la dipendenza dalle importazioni di beni ad alta tecnologia.

Da allora, le aziende hanno avuto accesso a prestiti a basso interesse dalle banche di Stato, sostegni diretti e incentivi per acquisire concorrenti esteri. Nel 2021 è arrivata anche una strategia nazionale dettagliata per spingere ulteriormente la diffusione della robotica.

“Non è una coincidenza”, ha commentato Lian Jye Su, analista capo di Omdia. “Ci sono voluti molti anni di investimenti da parte delle aziende cinesi”.

I numeri raccontano la portata del fenomeno. Dal 2017 in avanti, la Cina ha installato oltre 150.000 robot all’anno, mentre la produzione manifatturiera è cresciuta fino a rappresentare quasi un terzo del totale mondiale, più di Stati Uniti, Germania, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito messi insieme.

Stipendi da 60mila dollari

Il boom non riguarda solo i robot industriali. In città come Hangzhou stanno nascendo decine di startup dedicate ai robot umanoidi.

Unitree Robotics, una delle più dinamiche, ha annunciato l’intenzione di quotarsi in Borsa entro la fine dell’anno. I suoi modelli base sono venduti a circa 6.000 dollari, una frazione rispetto ai costi dei robot prodotti dalla statunitense Boston Dynamics.

Il sostegno governativo ha contribuito a creare un intero ecosistema di componenti, anche se la Cina resta indietro su alcuni elementi chiave come sensori e semiconduttori di alta fascia, ancora dominati da Paesi come Germania e Giappone. “Se doveste assemblare un robot umanoide di altissimo livello, sarebbe quasi completamente non cinese”, ha ammesso lo stesso Su.

Sul fronte del lavoro, anche l’installazione dei robot è diventata un mestiere ricercato: la domanda di specialisti ha fatto salire gli stipendi fino a quasi 60.000 dollari l’anno, una cifra rilevante per gli standard cinesi.

La leva dell’intelligenza artificiale

A fare da collante a questa rivoluzione c’è l’intelligenza artificiale. Le aziende cinesi la usano per monitorare le prestazioni delle macchine e correggerne i difetti in tempo reale.

“Le imprese stanno usando l’IA per capire quali macchine funzionano bene e quali no”, ha spiegato Cameron Johnson, consulente della supply chain a Shanghai. “Fuori dalla Cina non si guarda ancora all’IA come a uno strumento per la manifattura, almeno non per ora, e non come fanno i cinesi”.

È questa combinazione di politiche pubbliche aggressive, capacità manifatturiera e spinta sull’IA, che ha consentito alla Cina di staccare i rivali e consolidarsi come leader globale della robotica.

E se il mondo industriale di domani sarà popolato da milioni di bracci meccanici e umanoidi, Pechino sembra aver già deciso che quel futuro parlerà cinese.

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