“What goes around… comes around”, dicono gli inglesi. E la notizia che ci troviamo a commentare oggi ne è uno dei tanti esempi.
Abbiamo già scritto che le numerose manovre delle amministrazioni americane (prima Trump, ora Biden), che hanno visto l’imposizione alla Cina di tariffe e controlli all’esportazione su vari prodotti, costeranno care alle Big Tech americane.
Che il clima testo tra Cina e USA non stia aiutando le vendite di iPhone in Cina è cosa nota, così com’è noto che nonostante il suddetto lavorio ai fianchi americano, Huawei abbia festeggiato i migliori risultati finanziari da anni a questa parte.
All’appello mancavano giusti i social e, sebbene sia impossibile dire con certezza che quanto segue sia una risposta alla manovre statunitensi contro ByteDance, il dubbio è lecito porselo.
All’indomani della scelta della Camera americana di accorpare il disegno di legge contro TikTok agli aiuti economici a Ucraina e Israele (così da forzare la mano al Senato, che non può bloccare il primo senza che vi siano ripercussioni sui secondi), ecco la controffensiva cinese riportata dal Wall Street Journal. Che vuole Apple essere costretta a rimuovere WhatsApp, Threads, Signal e Telegram dall’app store cinese.
Per completezza, dobbiamo anche ricordare anche che la Cina, dal 2000 a oggi, ha intensificato gli sforzi per censurare internet attraverso il cosiddetto Grande Firewall. E che, di conseguenza, numerose aziende tecnologiche e di media americane hanno già cessato di operare nel paese.
Comunque la si voglia leggere, questa azione della Cyberspace Administration of China sottolinea una nuova fase di tensione nel confronto tra gli Stati Uniti e la Cina riguardante l’accesso a tecnologie e informazioni. WhatsApp, in particolare, era uno dei principali canali attraverso cui i cittadini cinesi potevano accedere a informazioni non filtrate, spesso sfruttando VPN per aggirare le restrizioni locali.
L’importanza del mercato cinese per Apple è evidenziata dai 68 miliardi di dollari di vendite registrate nel 2023, e dalla recente visita del CEO Tim Cook in Cina, finalizzata a rafforzare le relazioni bilaterali. Laconico il commento al riguardo di un portavoce di Apple, che al Wall Street Journal ha dichiarato: “Siamo obbligati a seguire le leggi dei paesi in cui operiamo, anche quando non siamo d’accordo con esse”.


