La Cina porterà i data center sott’acqua per ridurre l’impatto dell’IA

by | 4 Ott 2025 | Tecnologia

Foto: South China Morning post
Tempo di lettura: 2 minuti

Il futuro del cloud potrebbe trovarsi sott’acqua. L’azienda cinese Highlander sta infatti portando avanti uno dei primi progetti commerciali di data center sottomarini, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture digitali.

La crescita esponenziale dell’intelligenza artificiale sta spingendo la domanda di potenza di calcolo a livelli senza precedenti, con conseguente aumento dei consumi energetici e dei costi di raffreddamento. E a Shanghai, la società cinese, insieme ad alcune imprese statali di costruzione, è pronta a calare i server sott’acqua.

Se tutto andrà secondo i piani, sarà operativo già da metà ottobre, fornendo servizi a clienti come China Telecom e a un’azienda statale specializzata in calcolo per l’IA. “Le operazioni subacquee hanno vantaggi intrinseci”, ha dichiarato Yang Ye, vicepresidente di Highlander.

Highlander e il precedente di Microsoft

L’idea non è del tutto nuova. Già nel 2018 Microsoft aveva sperimentato un progetto simile al largo della Scozia, immergendo un data center in mare per valutarne la sostenibilità tecnica ed energetica. Quel test era stato considerato un successo ma non ha mai avuto seguito commerciale. Ora Pechino sembra intenzionata a fare sul serio, trasformando la sperimentazione in un’infrastruttura stabile e operativa.

Il cuore del progetto cinese è il raffreddamento naturale: invece di ricorrere a sistemi ad aria o evaporazione dell’acqua, il data center sfrutterà le correnti oceaniche per mantenere basse le temperature. Highlander sostiene che questa soluzione permetterà di risparmiare fino al 90% dei consumi energetici legati al raffreddamento.

Per alimentare i server, la struttura sarà collegata a parchi eolici offshore vicini, con oltre il 95% dell’energia garantita da fonti rinnovabili. Ma l’ostacolo principale resta l’ambiente marino stesso.

Il sale corrode e l’acqua penetra ovunque: per proteggere la capsula d’acciaio, gli ingegneri hanno adottato un rivestimento speciale arricchito con scaglie di vetro. Una soluzione che, nelle intenzioni di Highlander, dovrebbe garantire la tenuta stagna e ridurre il rischio di corrosione.

Sussidi e incognite ambientali

Il governo cinese sta spingendo molto su questo tipo di innovazione, con sussidi significativi. Solo per un progetto simile avviato nel 2022 a Hainan, Highlander ha ricevuto circa 40 milioni di yuan, pari a oltre 5,2 milioni di euro, un sostegno che conferma la volontà di Pechino di ridurre l’impronta carbonica dei data center tradizionali.

Restano però le incognite ambientali. Ad esempio, il calore disperso nell’acqua circostante potrebbe alterare gli ecosistemi marini: “Si tratta di fattori ancora poco studiati”, ha spiegato Andrew Want, ecologo marino dell’Università di Hull, sottolineando che alcune specie potrebbero essere attratte da queste variazioni termiche, mentre altre rischiano di allontanarsi.

Un rapporto indipendente del 2020 sul progetto pilota di Highlander vicino a Zhuhai aveva escluso effetti significativi sulla temperatura del mare ma gli esperti avvertono che su scala molto più ampia il problema del cosiddetto inquinamento termico potrebbe diventare critico. “Per data center sottomarini su scala di megawatt, la questione va studiata con maggiore attenzione”, ha ricordato Shaolei Ren dell’Università della California, Riverside.

Una nicchia, non un sostituto

Per ora, i data center subacquei sono visti come complementari, non come sostituti delle infrastrutture tradizionali. “Probabilmente non andranno a sostituire quelli esistenti, ma potranno fornire servizi ad alcuni segmenti di nicchia”, osserva ancora Ren.

Il progetto di Shanghai segna comunque un passo importante nella ricerca di soluzioni alternative per un settore energivoro e in continua espansione. Se le sfide tecniche e ambientali verranno superate, l’idea di un cloud che scende in mare potrebbe diventare parte integrante della transizione digitale globale.

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