A inizio mese titolavamo che per la prima volta la Cina aveva superato gli USA nelle domande di brevetto. Giusto il tempo di abituarsi a questo clamoroso sorpasso che arriva il New York Times a dirci che la Cina ha superato gli Stati Uniti anche in uno dei principali indicatori di successo nell’intelligenza artificiale: la produzione di talenti.
Mentre infatti gli Stati Uniti restano leader nello sviluppo di chatbot avanzati come ChatGPT, la Cina ha compiuto notevoli passi avanti nella formazione di scienziati, diventando la nazione che sforna il maggior numero di ingegneri AI al mondo. Questo cambiamento è sottolineato da uno studio di MacroPolo, che evidenzia come quasi la metà dei migliori ricercatori AI al mondo mondiali provenga dalla Cina, un netto cambio di paradigma rispetto agli anni passati.
A questo va aggiunto che gli Stati Uniti hanno da sempre beneficiato dell’arrivo di menti brillanti dalla Cina, molte delle quali sono rimaste a lavorare e a studiare nel paese. Ma la tendenza si sta invertendo, con sempre più ricercatori cinesi che scelgono di rimanere in patria. Tutto ciò non potrà che acuire la serrata competizione tra Cina e Stati Uniti per la supremazia nell’AI, tecnologia le cui ripercussioni si estendono alla produttività, all’industria e all’innovazione a livello globale.
Il boom dell’AI generativa ha catalizzato enormi investimenti e attenzioni sia in Cina, sia negli Stati Uniti, con la Silicon Valley che continua a essere l’epicentro dello sviluppo grazie a giganti come Google e a start-up innovatrici come OpenAI. La Cina, da parte sua, ha investito massicciamente nell’istruzione nell’ambito dell’AI, lanciando oltre 2000 programmi di laurea a partire dal 2018. Questi programmi, però, tendono a concentrarsi più sulle applicazioni industriali che sulla AI generativa, che invece sta guidando l’industria americana.
Curiosamente, molti dei progressi nel campo AI compiuti dagli Stati Uniti sono stati realizzati da ricercatori formati in Cina. A oggi, una significativa percentuale dei migliori ricercatori di AI negli Stati Uniti è di origine cinese, il che sottolinea l’importanza cruciale di questi talenti per mantenere la competitività americana nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
La gestione di questo flusso di talenti è diventata una questione complessa per i policymaker, che devono navigare tra la necessità di proteggere la sicurezza nazionale e quella di promuovere un ambiente accogliente per i migliori ingegneri informatici stranieri reperibili a livello globale.
Infine, nonostante le sfide politiche e le tensioni tra Cina e Stati Uniti, la ricerca evidenzia che molti cinesi che completano i loro dottorati negli Stati Uniti scelgono di rimanere, contribuendo significativamente al mantenimento della posizione di leadership globale degli Stati Uniti nel campo dell’AI.
Tuttavia, il numero dei talenti di prim’ordine ospitata dagli Stati Uniti sta diminuendo, il che segnala una competizione sempre più serrata per attrarre e trattenere le menti più brillanti dell’intelligenza artificiale.


