Sam Altman, Elon Musk, Jensen Huang, Satya Nadella, Sundar Pichai e Mark Zuckerberg. Il mondo dell’intelligenza artificiale ruota attorno a volti ben riconoscibili, nomi noti anche alla stampa mainstream che, per chi è appassionato di tecnologia, sono quasi delle rockstar.
Ben diversa la situazioni quando si parla di computer quantistici: in questo caso non paiono esserci nomi di spicco, quasi non ci fosse nessuno a portare avanti programmi di ricerca decennali.
Ovviamente non è così e riprendiamo volentieri un approfondimento del Wall Street Journal per gettare una luce sull’uomo in Microsoft che sta cercando di compiere il grande salto nel mondo del calcolo quantistico, con un approccio rischioso: Chetan Nayak.
La rincorsa lunga vent’anni di Chetan Nayak
Dopo oltre vent’anni di ricerca, lo scorso febbraio l’azienda di Redmond ha annunciato di aver ottenuto una svolta decisiva: la creazione di un chip in grado di generare una particella Majorana, che potrebbe costituire la base di un computer quantistico realmente utilizzabile.
Se confermata, questa scoperta potrebbe accelerare l’arrivo del quantum computing da decenni a pochi anni. Ma la comunità scientifica è divisa: alcuni esperti mettono in dubbio i risultati pubblicati da Microsoft, mentre l’azienda sostiene che la sua ricerca resisterà a qualsiasi verifica.
I computer quantistici promettono di rivoluzionare settori chiave come la crittografia e la medicina, superando i limiti dei computer tradizionali. Funzionano grazie ai qbit che a differenza di bit classici bit, che possono essere solo zero o uno, possono esistere in entrambi gli stati contemporaneamente. Ciò gli consente calcoli di enorme complessità in tempi ridotti.
Il problema principale, fino ad oggi, è stata l’affidabilità: i qubit sono estremamente sensibili e soggetti a errori. Anche una piccola perturbazione può compromettere un calcolo, rendendo difficile costruire un sistema stabile.
Microsoft sta cercando di risolvere questa criticità con un approccio innovativo basato sui superconduttori topologici, una tecnologia che potrebbe rendere i qubit molto più affidabili.
Un percorso tra scetticismo e ambizione
Chetan Nayak guida da anni il progetto quantistico di Microsoft, noto come Station Q. All’interno del suo team lavorano centinaia di scienziati tra chimici, ingegneri e matematici.
L’azienda ha investito centinaia di milioni di dollari nel settore, ma per lungo tempo non ha avuto risultati tangibili.
Sette anni fa, l’amministratore delegato Satya Nadella aveva liquidato il progetto come “ricerca senza potenziale commerciale”. Ora, però, con l’annuncio del Majorana 1, Microsoft è convinta di essere sulla strada giusta. “È davvero, davvero difficile spiegare in altro modo che siamo sulla strada giusta”, ha dichiarato Nayak.
Non tutti, però, credono alla svolta annunciata da Microsoft. Alcuni fisici ritengono che le prove fornite siano insufficienti e che i risultati pubblicati siano viziati da errori.
Sergey Frolov, ricercatore quantistico dell’Università di Pittsburgh, ha attaccato duramente l’azienda: “Chetan Nayak sta portando avanti un progetto fraudolento all’interno di Microsoft”, ha dichiarato.
Microsoft ha risposto con fermezza, affermando di attenersi ai più alti standard scientifici e annunciando la pubblicazione di ulteriori studi a supporto delle proprie scoperte.
Non va però dimenticato che nel 2021 alcune ricerche sulle particelle Majorana, finanziate da Microsoft, erano state ritirate da una rivista scientifica a causa di dubbi sulla loro validità. L’azienda ha precisato che quei lavori erano stati condotti da un laboratorio esterno e non dal team di Station Q.
Ora che Microsoft sostiene di aver prodotto una Majorana, Nayak è concentrato nel rendere i qubit ancora più affidabili e aumentarne il numero all’interno del chip.
Il futuro della corsa quantistica
Oggi il quantum computing è ancora un territorio inesplorato, con molte incognite e un’enorme competizione tra le aziende tecnologiche.
Se Microsoft riuscisse davvero a realizzare un computer quantistico stabile e funzionante, potrebbe rivoluzionare l’intero settore. Ma la strada è ancora lunga e piena di ostacoli.
Come sempre nella scienza, una scoperta deve resistere alla prova del tempo e alla verifica della comunità accademica.
Microsoft ha fatto la sua mossa: ora toccherà agli esperti stabilire se si tratta di un vero passo avanti o di una promessa ancora lontana dalla realtà.


