Le immagini generate da ChatGPT in stile Studio Ghibli in questi giorni stanno facendo impazzire il web.
Grazie al nuovo strumento di generazione immagini integrato in ChatGPT, meme, animali domestici e ritratti personali vengono trasformati in illustrazioni alla maniera di Hayao Miyazaki, conquistando i social.
Ma dietro l’incanto visivo si nasconde una questione ben più profonda: cosa è stato utilizzato per addestrare l’intelligenza artificiale? E, soprattutto, fino a che punto si può replicare lo stile di un artista vivente senza infrangere la legge?
ChatGPT e lo stile “ghiblificato”
L’azienda dietro ChatGPT ha incoraggiato questi esperimenti, tanto che il CEO Sam Altman ha modificato il proprio profilo su X con un ritratto in stile Ghibli.
In un documento tecnico pubblicato di recente, la società ha dichiarato che sta adottando un “approccio conservativo” nella riproduzione delle estetiche di artisti viventi.
“Abbiamo introdotto un rifiuto che si attiva quando un utente tenta di generare un’immagine nello stile di un artista ancora in vita”, si legge.
La stessa OpenAI chiarisce anche che consente la generazione di immagini basate su “stili più ampi di studi di animazione”, sottolineando il carattere ispirato e originale di alcune creazioni dei fan.
Quando lo stile diventa proprietà intellettuale
Il dibattito però non è solo artistico. Lo è anche – e forse soprattutto – giuridico.
Josh Weigensberg, partner dello studio legale Pryor Cashman, ha spiegato che l’aspetto cruciale è stabilire se l’AI sia stata addestrata su opere di Miyazaki o di Studio Ghibli, e se ciò sia avvenuto con o senza licenza.
“Lo stile in sé non è protetto dal diritto d’autore”, ha detto Weigensberg, “ma a volte ciò che chiamiamo ‘stile’ comprende elementi specifici e riconoscibili di un’opera. Se si prende un fotogramma di Il castello errante di Howl o La città incantata, si possono ritrovare elementi sostanzialmente identici nelle immagini prodotte dall’intelligenza artificiale”.
Tra le voci più critiche si è fatta sentire Karla Ortiz, artista che ha fatto causa ad alcuni generatori di immagini AI per violazione del copyright.
Secondo Ortiz, il fenomeno è “un altro esempio lampante di come aziende come OpenAI non abbiano alcun rispetto per il lavoro e la vita degli artisti”.
E ha rincarato: “Usano il nome, l’estetica, la reputazione di Ghibli per promuovere i propri prodotti. È un insulto. È sfruttamento”.
Il bizzarro caso della Casa Bianca
La tensione è in questi giorni è poi salita ulteriormente quando la Casa Bianca ha inspiegabilmente pubblicato sull’account ufficiale X un’immagine raffigurante la dominicana Virginia Basora-Gonzalez, arrestata dagli agenti dell’immigrazione statunitense per immigrazione clandestina e traffico di Fentanyl.
Diciamo “inspiegabilmente” perché l’immagine postata ritrae la donna in lacrime, e lo fa sfruttando appunto lo stile Studio Ghibli di ChatGPT, oggetto di questa news. Non è chiaro se il social manager della Casa Bianca volesse con questo dimostrarsi attento i trend che impazzano sui social ma il risultato finale, grottesco, lo potete vedere qui sotto.
https://t.co/PVdINmsHXs pic.twitter.com/Bw5YUCI2xL
— The White House (@WhiteHouse) March 27, 2025
L’immagine ha suscitato reazioni contrastanti. I fan di Trump hanno applaudito la deportazione della signora Basora-Gonzalez, la cui fedina penale è tutt’altro che illibata, altri hanno reagito con sdegno. “Vedere qualcosa di così meraviglioso come l’opera di Miyazaki essere fatto a pezzi per generare qualcosa di così vile”, ha scritto Ortiz sui social, “mi fa solo sperare che Studio Ghibli faccia causa a OpenAI senza pietà”.
Ci permettiamo di ricordare alla Ortiz che ChatGPT non è che uno strumento, e che come tale il problema è l’uso che se ne fa.


