La Cina potrebbe compiere un passo storico nell’esplorazione spaziale grazie alla sonda Chang’e-6, lanciata per raccogliere i primi campioni dalla parte più remota della Luna.
Il decollo è avvenuto alle 17:27 ora locale di venerdì dalla provincia di Hainan, segnando una nuova fase nella corsa spaziale con gli Stati Uniti. La missione, qualora abbia successo, vedrà un lander staccarsi dalla sonda una volta in orbita lunare, per poi atterrare nel bacino di Aitken situato al polo Sud, con l’obiettivo di raccogliere campioni unici. Si tratta del lato perennemente in ombra della Luna. Dopo la raccolta, il lander rientrerà al modulo orbitante per il viaggio di ritorno sulla Terra, concludendo la missione in circa 56 giorni.
Il ritorno sulla Luna rappresenta un momento cruciale negli sforzi mondiali di stabilire una presenza umana permanente sul satellite terrestre. Mentre gli Stati Uniti avanzano con le missioni del programma Artemis, col sostegno del Giappone e di partner commerciali, Cina e Russia progettano una stazione di ricerca lunare comune. Chi realizzasse tale progetto per primo potrebbe scrivere il futuro dell’esplorazione lunare, avvantaggiandosi nell’estrazione di risorse e nelle scoperte scientifiche.
Il precedente successo della CNSA con la missione Chang’e-5 ha portato al primo atterraggio su una pianura vulcanica del lato visibile della Luna. Ora, però, Chang’e-6 vuole spingersi oltre, puntando a realizzare un’impresa tecnologica sul lato opposto.
I controllori della missione dovranno utilizzare un satellite lunare già in orbita per mantenere le comunicazioni con la sonda, che trovandosi sull’altro emisfero rispetto a quello rivolto verso la Terra, vedrebbe le onde radio bloccate dalla Luna stessa.
Secondo quanto riportato da NBC News, il lato lontano della Luna è meno attivo dal punto di vista vulcanico rispetto a quello vicino, quindi i campioni potrebbero offrire nuove spiegazioni sulla storia lunare e sulle origini del sistema solare.
Nonostante la Cina abbia ambizioni a lungo termine, inclusa l’invio di astronauti entro il 2030 e la costruzione di una stazione di ricerca congiunta con la Russia, la NASA resta in vantaggio per il ritorno degli umani sulla Luna, con piani per raggiungere il polo sud lunare entro il 2026. Questi sviluppi coincidono col ritiro programmato della Stazione Spaziale Internazionale nel 2030, che lascerà così al modulo cinese Tiangong la responsabilità di essere l’unica stazione orbitale attorno alla Terra.
Come se i conflitti sul nostro pianeta non fossero sufficienti, in una recente intervista con Yahoo Finance, l’amministratore di NASA, Bill Nelson, ha pensato bene di lanciare minacciosi avvertimenti alla Cina, dimostrandosi preoccupato che possa insediarsi per prima sulla Luna.
“Non è impensabile che la Cina possa improvvisamente dichiarare ‘Noi siamo qui, voi statevene fuori'”, ha dichiarato Nelson. “E sarebbe molto sfortunato ripetere ciò che è avvenuto sul pianeta Terra per anni, ossia conquistare territori dichiarandoli propri, e vedere le persone combattere per essi”.


