CATL apre una divisione mineraria da 4,4 miliardi: il colosso cinese delle batterie blinda la filiera

by | 17 Apr 2026 | Tecnologia

Lo stabilimento CATL ad Arnstadt, Germania. | Foto: Wikimedia Commons
Riassunto IA
  • CATL ha annunciato la creazione di una divisione mineraria da 4,4 miliardi di dollari per gestire e ampliare gli asset estrattivi, integrando verticalmente la filiera.
  • I risultati trimestrali superano le attese nonostante un calo del 20% delle vendite di EV in Cina.
  • La mossa consolida il vantaggio competitivo di CATL proprio mentre Stati Uniti e Unione Europea cercano di costruire filiere alternative.
Tempo di lettura: 3 minuti

Trenta miliardi di yuan, ossia 4,4 miliardi di dollari, in una controllata dedicata interamente all’estrazione e alla gestione delle materie prime. È l’annuncio che Contemporary Amperex Technology Ltd, meglio nota come CATL, ha depositato alla Borsa di Shenzhen questa settimana.

La nuova divisione integrerà gli asset minerari già in portafoglio, cercherà nuovi giacimenti in Cina e all’estero, e avrà un mandato preciso: garantire che la catena di fornitura non dipenda mai da terzi per i materiali critici che entrano nelle sue batterie.

Non è una diversificazione finanziaria, quanto un’operazione di controllo verticale della filiera da parte di un’azienda che già produce più di due batterie per veicoli elettrici su cinque vendute nel mondo.

I numeri del trimestre appena chiuso rendono la mossa ancora più significativa. Nei tre mesi fino a marzo, CATL ha registrato un utile netto di 20,74 miliardi di yuan (circa 2,6 miliardi di euro), in crescita del 48,5% rispetto al trimestre precedente, battendo le stime di Bloomberg, ferme a 17,6 miliardi. Nel 2025, l’utile annuo ha raggiunto 72,2 miliardi di yuan (circa 9 miliardi di euro), il 42% in più rispetto all’anno prima.

È una cifra che vale quasi quanto gli utili messi insieme da BYD, Chery, Geely Auto e SAIC: le quattro principali case automobilistiche quotate cinesi hanno guadagnato insieme 78,6 miliardi di yuan (circa 9,8 miliardi di euro). CATL, da sola, si è fermata a un 8% in meno. E fa batterie, non auto.

CATL: il mercato rallenta, gli utili crescono

C’è un elemento che rende questi risultati ancora più notevoli: il mercato cinese degli EV ha frenato bruscamente. Le vendite di veicoli puramente elettrici e ibridi plug-in sono calate di oltre il 20% su base annua a 1,91 milioni di unità. Questo perché il governo ha ridotto i sussidi e azzerato gli sgravi fiscali che avevano sostenuto la domanda negli anni precedenti.

In condizioni normali, un crollo del 20% del mercato domestico per il principale produttore mondiale di batterie dovrebbe pesare sui conti, ma non è andata così. E la spiegazione è nella geografia e nella diversificazione.

Nei primi due mesi del 2026, CATL ha consegnato 56,9 gigawattora di batterie agli assemblatori di veicoli elettrici a livello globale, il 13,7% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

La quota di mercato mondiale è salita al 42,1%, contro il 38,2% di dodici mesi fa. Il mercato interno può rallentare, ma la domanda internazionale assorbe la produzione. E accanto all’automotive, c’è un secondo motore di crescita che sta cambiando le prospettive dell’azienda e dell’intero settore.

ESS: il business che cambia le regole

Gli ESS, ossia i sistemi di accumulo energetico, sono sistemi che immagazzinano l’energia rinnovabile prodotta in eccesso, garantiscono alimentazione di riserva durante i blackout e stabilizzano le reti elettriche.

Sono, in sostanza, il complemento indispensabile della transizione energetica: ogni parco eolico o fotovoltaico che voglia essere affidabile ha bisogno di accumulo. E più cresce la quota di rinnovabili nel mix energetico globale, più cresce la domanda di ESS.

A questo si aggiunge un fattore che fino a pochi anni fa nessuno avrebbe collegato alle batterie: la corsa ai data center per l’intelligenza artificiale. I centri di calcolo richiedono alimentazione continua e stabile, esattamente ciò che i sistemi di accumulo possono garantire.

Ganfeng Lithium, il più grande produttore mondiale di litio metallico, ha dichiarato il mese scorso che i nuovi scenari di consumo energetico legati ai data center stanno alimentando una domanda strutturale e costante di ESS. Non è un’ondata temporanea ma un driver che si sovrappone alla transizione energetica e che la amplifica.

Un gigawattora di capacità di accumulo equivale all’alimentazione annua di circa 750.000 famiglie: per dare un ordine di grandezza, i 19 principali produttori cinesi monitorati dal GGII Energy Storage Research Institute hanno già pianificato nuovi impianti per oltre 600 gigawattora complessivi di capacità ESS annua.

La geopolitica delle materie prime

L’investimento minerario di CATL va letto in questo contesto ma anche in un altro: quello della competizione geopolitica sulle risorse critiche. Litio, cobalto, nichel, manganese, ovvero i minerali che entrano nelle batterie, sono al centro di una partita globale che vede l’Occidente impegnato a ridurre la dipendenza dalla Cina.

L’Unione Europea ha varato il Critical Raw Materials Act, gli Stati Uniti hanno usato l’Inflation Reduction Act per incentivare filiere alternative. La risposta di CATL è diretta: non aspettare che i concorrenti trovino fonti alternative ma assicurarsi il controllo delle proprie. È una logica di integrazione verticale che trasforma un produttore di batterie in un operatore minerario globale. E che consolida, anziché ridurre, la dipendenza strutturale dei costruttori europei e americani da un unico fornitore dominante.

CATL è già presente con impianti in Germania e Ungheria, e ha avviato partnership con diversi costruttori del continente. Ora, con una divisione mineraria propria, allunga la catena del valore fino all’estrazione. Per l’Europa, che ha scommesso sulla transizione elettrica dell’automotive, il nodo strategico pare dunque non allentarsi, ma stringersi.

Fonte: South China Morning Post

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