I deepfake rappresentano una delle minacce più insidiose nell’era digitale, sfruttando l’intelligenza artificiale per creare video, immagini e audio falsificati che imitano perfettamente persone reali.
Questi contenuti, che potrebbero essere usati a fin di bene, stanno purtroppo diventando potenti strumenti di disinformazione politica, truffe online e pornografia non consensuale.
Un problema, questo, che si sta facendo particolarmente sentito negli Stati Uniti, che si avvicinano alle elezioni più particolari della loro storia, coi politici stessi che stanno facendo uso dei deepfake in campagna elettorale.
Poiché non deriva alcun giovamento allo svolgimento democratico dall’ingannare gli elettori, minare la fiducia nelle istituzioni e distorcere la realtà, qualcuno sta pensando di correre ai ripari. Quel qualcuno risponde al nome di Gavin Newsom, governatore della California, stato che ha appena varato un pacchetto di leggi per contrastare l’uso di deepfake.
Lo scorso martedì, infatti, Gavin Newsom ha firmato tre leggi che obbligano i social media a identificare e rimuovere contenuti falsificati in modo rapido. Queste leggi, le prime del genere negli Stati Uniti, mirano a frenare la diffusione di video, immagini e audio manipolati creati con IA, potenzialmente capaci di fuorviare gli elettori e distorcere i risultati elettorali.
Sebbene uno solo dei tre provvedimenti entrerà in vigore prima delle elezioni presidenziali del 2024, le nuove normative potrebbero offrire un modello di riferimento per altri stati, sempre più impegnati a fronteggiare la diffusione di contenuti manipolati.
Le leggi contro i deepfake
Le nuove leggi californiane si concentrano principalmente sui deepfake elettorali, vietando la diffusione di materiale che imita candidati o ufficiali pubblici in modo ingannevole. Una delle normative è già attiva e vieta la condivisione consapevole di deepfake elettorali entro 120 giorni dalle elezioni, estendendosi per la prima volta anche ai 60 giorni successivi, per tutelare il periodo del conteggio dei voti.
Un altro provvedimento, che entrerà in vigore nel 2024, obbligherà le piattaforme social con oltre un milione di utenti a rimuovere o etichettare i deepfake entro 72 ore dalla segnalazione, pena interventi giudiziari.
Questo pacchetto normativo rappresenta un importante tentativo di regolamentare l’intelligenza artificiale anche al di là della politica. Oltre alla lotta contro i deepfake elettorali, la California ha infatti introdotto nuove norme per proteggere gli attori a Hollywood, richiedendo il consenso per utilizzare deepfake di interpreti in vita o deceduti, in contesti commerciali come film e audiolibri.
Difficile applicazione
Nonostante il forte sostegno bipartisan alla regolamentazione, le nuove leggi incontreranno probabilmente ostacoli legali. Diverse organizzazioni per i diritti digitali e la libertà di espressione, come l’Electronic Frontier Foundation e la First Amendment Coalition, hanno già criticato le normative.
“Stanno davvero chiedendo alle piattaforme di fare cose che non riteniamo fattibili”, ha dichiarato Hayley Tsukayama, direttore associato dell’attivismo legislativo presso la Electronic Frontier Foundation, un’organizzazione per i diritti digitali di San Francisco, che ha inviato lettere di opposizione alle nuove leggi. “Dire che saranno in grado di identificare ciò che è realmente discorso ingannevole e ciò che è satira, o protetto dal Primo Emendamento, sarà davvero difficile”.
“Le persone possono diffondere falsità, è un problema antico quanto la politica, quanto la democrazia, quanto il discorso stesso”, ha aggiunto David Loy, direttore legale della First Amendment Coalition. “Il presupposto del Primo Emendamento è che spetti alla stampa, al pubblico e alla società civile risolverlo”.
I legislatori, finora, hanno evitato di approvare leggi che regolino il modo in cui le piattaforme social moderano i contenuti a causa di una normativa federale, nota come Sezione 230, che esonera le aziende dalla responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti. Legge che, fosse attiva in Francia, avrebbe proibito l’arresto di Pavel Durov. Tuttavia, i sostenitori della legge ribattono che l’assenza di sanzioni economiche per le aziende non in regola potrebbe aggirare le protezioni offerte dalla Sezione 230 della legge federale.
Il problema dei falsi positivi
Con queste nuove leggi, la California si pone come avanguardia nella battaglia contro l’uso improprio dell’intelligenza artificiale, un fenomeno sempre più pervasivo che rischia di compromettere la trasparenza elettorale e la fiducia nel sistema democratico. Che però traveste il falso come se fosse vero nella sua applicazione più grossolana. Quella più subdola, contro la quale esistono al momento ben pochi argini, è quella opposto, che vede i contenuti autentici etichettati come deepfake.
In un mondo dove il falso può essere fatto passare per vero, e il vero può essere etichettato come falso (“e senza il watermark, vergogna!”), a dominare diventa l’incertezza, l’ambiguità. Che potrebbe sorgere soprattutto quando le piattaforme social o le autorità dovranno decidere (e rapidamente) cosa rimuovere e cosa invece etichettare come falso.
Non è quindi da escludersi che contenuti legittimi possano essere censurati per errore o come forma di precauzione eccessiva, soprattutto in un contesto politico particolarmente sensibile quale quello delle elezioni presidenziali. E che nel tentativo di arginare la disinformazione, si finisca per compromettere il dibattito pubblico.


