Secondo i dati raccolti dalla società di ricerca Jato Dynamics, nel mese di aprile il produttore cinese BYD ha venduto 7.231 veicoli elettrici a batteria (BEV) contro i 7.165 di Tesla. Ciò è il risultato di un incremento annuo del 169% per il marchio cinese, mentre le vendite di Tesla sono diminuite del 49% nello stesso periodo.
Si tratta di un distacco minimo in termini assoluti ma dal forte valore strategico e simbolico, considerando che Tesla è da anni il leader del mercato BEV europeo e che BYD è entrata ufficialmente nel continente (oltre Norvegia e Paesi Bassi) solo alla fine del 2022.
La crescita dell’elettrico in Europa
Il mese di aprile ha confermato il trend di crescita del comparto elettrico in Europa. Le auto elettriche a batteria hanno rappresentato il 17% delle nuove immatricolazioni, rispetto al 13,4% di un anno fa, mentre le ibride plug-in (PHEV) hanno raggiunto il 9%, partendo dal 6,9% del 2023.
A trainare questa espansione ci sono soprattutto i produttori cinesi, che hanno registrato performance sorprendenti nonostante le barriere commerciali. Le vendite di BEV cinesi sono infatti salite del 59% su base annua, arrivando a sfiorare le 15.300 unità, mentre i concorrenti di Europa, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti si sono fermati a una crescita del 26%.
Il vero scatto, però, lo si è visto sul fronte dei PHEV: in questo segmento le vendite dei costruttori cinesi sono esplose del 546% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 9.649 veicoli. Un dato che equivale a quasi il 10% del mercato PHEV europeo.
Dazi e contromosse: la strategia cinese passa dai plug-in
Il balzo dei PHEV cinesi in Europa non è casuale. A novembre 2024, l’Unione Europea ha introdotto dazi fino al 45,3% sui veicoli elettrici a batteria costruiti in Cina, per contrastare l’afflusso di modelli low-cost che rischiavano di stravolgere il mercato interno.
I costruttori cinesi hanno reagito rapidamente, espandendo la propria offerta di ibridi plug-in, che non sono soggetti a questi dazi. E i risultati non si sono fatti attendere: secondo i dati di Rho Motion, BYD ha venduto 3.269 PHEV nell’UE a marzo, mentre Chery ha raggiunto quota 757. Appena otto mesi prima, a luglio 2024, queste cifre erano prossime allo zero.
La risposta delle case automobilistiche asiatiche dimostra una precisa strategia di adattamento alle politiche europee: diversificare le tecnologie per mantenere la spinta commerciale. Una scelta che sta già dando i suoi frutti, ma che potrebbe portare a una nuova stretta regolatoria.
Nuove fabbriche e HQ: BYD scommette sull’Ungheria
Mentre Bruxelles e Pechino trattano su possibili nuovi meccanismi di controllo del mercato, tra cui l’introduzione di un prezzo minimo per le auto elettriche cinesi, i produttori orientali si muovono in anticipo.
In particolare BYD, che ha accelerato i lavori per il suo primo impianto europeo in Ungheria, il cui avvio della produzione è previsto nella seconda metà del 2025. Non si tratta solo di manifattura: BYD ha annunciato anche l’apertura del proprio quartier generale europeo e un centro di ricerca e sviluppo, sempre in Ungheria.
Con questo duplice investimento, il colosso cinese vuole consolidare la propria presenza sul continente, aggirando le barriere commerciali e candidandosi a un ruolo stabile nel futuro dell’auto europea. Un futuro che, sempre più chiaramente, parlerà anche cinese.


